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Recensione, “Sei di corvi”

Buongiorno readers,

oggi vi parleremo di Sei di Corvi, un libro che vi abbiamo già presentato e per cui abbiamo creato una play list per il blog tour.

Elettra lo ha letto recensito per voi.

 

iniziamo…

 

 

Editore: Mondadori
Collana: Chrysalide
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 24 settembre 2019
Pagine: 408 p.
Età di lettura: Young Adult

Il primo romanzo della duologia che ha consacrato Leigh Bardugo come una delle voci più talentuose e autorevoli della narrativa fantasy. Una serie ambientata in un mondo articolato e straordinario, il GrishaVerse, dove si muovono personaggi sapientemente costruiti e sfaccettati.
A Ketterdam, vivace centro di scambi commerciali internazionali, non c’è niente che non possa essere comprato e nessuno lo sa meglio di Kaz Brekker, cresciuto nei vicoli bui e dannati del Barile, la zona più malfamata della città, un ricettacolo di sporcizia, vizi e violenza. Kaz, detto anche Manisporche, è un ladro spietato, bugiardo e senza un grammo di coscienza che si muove con disinvoltura tra bische clandestine, traffici illeciti e bordelli, con indosso gli immancabili guanti di pelle nera e un bastone decorato con una testa di corvo.
Uno che, nonostante la giovane età, tutti hanno imparato a temere e rispettare. Un giorno Brekker viene avvicinato da uno dei più ricchi e potenti mercanti della città e gli viene offerta una ricompensa esorbitante a patto che riesca a liberare lo scienziato Bo Yul-Bayur dalla leggendaria Corte di Ghiaccio, una fortezza considerata da tutti inespugnabile. Una missione impossibile che Kaz non è in grado di affrontare da solo.
Assoldati i cinque compagni di avventura – un detenuto con sete di vendetta, un tiratore scelto col vizio del gioco, uno scappato di casa con un passato da privilegiato, una spia che tutti chiamano lo “Spettro”, una ragazza dotata di poteri magici –, ladri e delinquenti con capacità fuori dal comune e così disperati da non tirarsi indietro nemmeno davanti alla possibilità concreta di non fare più ritorno a casa, Kaz è pronto a tentare l’ambizioso quanto azzardato colpo.
Per riuscirci, però, lui e i suoi compagni dovranno imparare a lavorare in squadra e a fidarsi l’uno dell’altro, perché il loro potenziale può sì condurli a compiere grandi cose, ma anche provocare grossi danni…
Finalmente arriva in Italia il primo romanzo della duologia che ha consacrato Leigh Bardugo come una delle voci più talentuose e autorevoli della narrativa fantasy.
Una serie ambientata in un mondo articolato e straordinario, il GrishaVerse, dove si muovono personaggi sapientemente costruiti e sfaccettati. Una storia avventurosa ricca di colpi di scena che vi mancherà nell’istante stesso in cui avrete letto l’ultima pagina.

Di Elettra

 

Leigh Bardugo è, senza alcun dubbio, una narratrice nata. Questa certezza mi è arrivata
quando ho finito di leggere Six of Crows, o meglio, nel momento in cui ho girato pagina per
cercare la continuazione e, invece di un altro capitolo, mi sono apparsi i “Ringraziamenti”. In
quei secondi mi sono detta: “Leigh Bardugo è una narratrice nata”. Voglio spiegarvi il
perché, ma prima occorre una premessa, direi ‘orientativa’.
Sei dei Corvi, edito in Italia da Mondadori e in commercio dal 24 settembre 2019 (in America
dal 2015), è il primo volume di una duologia che, insieme al secondo volume intitolato
Crooked Kingdom, è destinato a diventare una miniserie di otto episodi Netflix. Si tratta di
due romanzi fantasy per ragazzi, ambientati nello stesso mondo fantastico, Grishaverse,
della precedente trilogia della Bardugo, ovvero The Grisha Trilogy, ma leggibili, trilogia e
duologia, separatamente. Insomma, storie diverse così come i protagonisti, identico soltanto
il mondo al quale appartengono.
La storia sembra quella di un’avventura da classico gioco di ruolo. Un gruppo di giovanissimi
“guerrieri” viene ingaggiato per una missione difficile da superare, quindi devono combattere
diversi ostacoli esterni: prevalentemente i nemici e gli inganni di questi. Ma nel romanzo si
sente più forte il combattimento interiore: ognuno deve fare i conti con il proprio passato.
Infatti, ogni personaggio ha una storia, un background unico e particolare, segnato dal
dolore, dalla separazione data dal prematuro distacco con la famiglia di origine e con il
proprio luogo natio, e dalla sofferenza della solitudine. La missione che devono affrontare li
pone davanti ai propri limiti e questi mostrano loro tutte le fragilità che possiedono. Queste
però, vengono trasformate in forza quando si rendono conto di essere un gruppo coeso che
si aiuta vicendevolmente e che riesce a superare i propri pregiudizi – e anche in questo
l’occhiolino al classico gioco di ruolo è evidente.
Le storie d’amore che si creano sono silenziose e si rivelano lungo l’arco narrativo con
estrema delicatezza, senza mai sfociare nel melenso e, a volte, sin troppo banale teen
drama. Invece, le storie di amicizia devono fare i conti con la diffidenza e la mancanza di
fiducia nell’altro, ma danno il significato portante a tutto il racconto che può essere così
sintetizzato: se vuoi cambiare ed essere migliore di ciò che sei devi vedertela con te stesso,
ma nel farlo, devi imparare a fidarti di te stesso e degli altri e accettarne il rischio.
Un romanzo di avventura fantasy quindi, ma anche un romanzo di formazione, che segna il
passaggio dall’adolescenza al mondo adulto, ambientato in un mondo irreale in cui il
richiamo alla contemporaneità e alle sue problematiche è molto forte, e questo è, forse,
anche il motivo del suo enorme successo.
Ma uno dei motivi di lode della Bardugo è rintracciabile nella costruzione dei personaggi che
sono sei: Kaz, Inej, Matthias, Jesper, Wylan e Nina. L’autrice plasma i suoi protagonisti
attraverso l’iniziale dicotomia data da ciò che il personaggio pensa di sé e del mondo e da
ciò che gli altri personaggi pensano di lui e del suo mondo, una contraddizione che pian
piano diventa comprensione: <<Sapeva com’erano i mostri e una sola occhiata a Kaz
Brekker gli aveva rivelato che era una creatura che aveva passato troppo tempo al buio, e
quando era riemerso alla luce si era portato con sé qualcosa di oscuro.

Matthias riusciva a percepirlo. I personaggi riescono a superare i pregiudizi che riversano nell’altro, solo quando imparano a guardarsi dentro.
Un altro motivo di lode è sistema narrativo, apparentemente molto semplice, sul quale la
scrittrice ha costruito la storia, risulta, dopo un’analisi più approfondita, molto ben
architettato. Il libro è suddiviso in sei parti per un totale di quarantasei capitoli, quasi tutti
intitolati con i nomi dei protagonisti, in modo spesso alternato, come se ogni personaggio

avesso un suo turno – anche questo mi fa pensare ai giochi di ruolo – e quando lo zoom si
ferma su uno di loro, questo apporta qualcosa in più alla storia che scorre senza mostrare
esitazione alcuna e credo che questo sia un altro motivo di lode insieme al ritmo del
racconto, ovviamente più incalzante durante lo svolgimento della missione. Comunque sia in
ogni luogo è pur sempre l’azione a prevalere: i personaggi non si fermano mai e con loro,
appunto, neanche il ritmo. Forse, solo l’incipit, apparentemente distaccato dal resto della
storia, ha un ritmo diverso e anche la sua misteriosa funzione sembra che sia quella di
introdurre il contesto, l’atmosfera e anticipare i luoghi della storia. Anche se, a dir la verità, lo
trovo eccezionale. La prima frase: “Joost aveva due problemi: la luna e i baffi”, penso che
riuscirebbe a catturare l’attenzione di qualsiasi lettore.
Sei dei corvi possiede uno stile chiaro, a volte, sin troppo. Poche e rare le figure retoriche,
compreso le più usuali metafore e similitudini che, quando compaiono, lo fanno senza
orpelli: “Il cuore è una freccia. Richiede un obiettivo da centrare con precisione”.

Altrettanto rari i giri di parole. Ciò fa sì che la chiarezza sia il punto forte del romanzo, ma anche il suo
punto più debole, perché questa potrebbe non intrigare abbastanza quei lettori che, al
contrario di altri, amano raggiungere da soli la meta, senza troppe indicazioni d’autore che
qui sono ovunque. Oppure potrebbe non affascinare abbastanza coloro che adorano
mettere in dubbio le pagine e immaginare la continuazione, intendo quei lettori più abituati
alla riflessione, quelli che amano fermarsi, chiudere il libro e tornarci dopo un po’, qui, non
voltare pagina, è veramente difficile. Tuttavia, l’equilibrio perfetto che la scrittrice riesce a
mantenere tra i numerosi personaggi e le molteplici storie che si intersecano è veramente
ammirevole.

 

 

 

 

Si ringrazia organizzazione blogtour e autrice per la copia fornita spontaneamente del libro

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