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Intervista librosa con Giuseppe Leo Leonelli, autore di”Santiago”

 

Buongiorno readers, oggi vi presenteremo un autore, a nostro parere, molto bravo, Giuseppe Leo Leonelli.

 

 

Giuseppe Leo Leonelli è nato  e vive in provincia di Modena. Dalla fine degli anni 90, gestisce con altri soci, il Bar Acquarello dove si può bere un caffè sfogliando un libro. Ha pubblicato i romanzi: “Santa Maria”, Giraldi Editore, 2006. “Hasta Siempre”, AndreaOppure Editore, 2008. “1994”, Incontri Editrice, 2012. “Santiago”, Incontri Editrice, 2017. Oltre ai romanzi è doveroso citare i due racconti: “Almeno non sono grigie” all’interno di Toilet nr° 19, edito da 80144 Edizioni, febbraio 2011. “Le campane di Bobbio” all’interno di “La natura dell’acqua” edito da Marcos y Marcos.

Tra settembre e ottobre 2013 ha fatto il Cammino di Santiago percorrendo il sentiero del nord, quello della costa. Non era sua intenzione scrivere un romanzo riguardo quell’esperienza, ma con il passare del tempo è diventato inevitabile allineare una parola dopo l’altra, come stesse ancora camminando e, passo dopo passo, volesse arrivare ancora una volta a Santiago.

 

 

L’autore questo weekend presenterà il suo libro:

 

 

Venerdì 18 – Pordenone – Libreria Quo Vadis – ore 18.00
Sabato 19 – Padova – Libreria La Forma del Libro – ore 18.00
Domenica 20 – Guiglia (Mo) – Biblioteca – ore 20.30

 

 

Dalla seconda/terza di copertina

Lo chiamano il cammino del Nord. Ottocentocinquanta chilometri disseminati di albergue, frecce gialle, conchas e mojones, rifugi per pellegrini e segnali che da secoli guidano milioni di persone da tutto il mondo, tappa dopo tappa, ai piedi della Cattedrale di Plaza del Obradoiro a Santiago. Ottocentocinquanta chilometri percorsi dai più interamente a piedi. Zaino in spalla.

Dalla quarta di copertina

Il romanzo di un viaggio straordinario sul cammino di Santiago, fra coincidenze e amicizie, paesaggi suggestivi e incontri inaspettati. Con un emozionante finale a sorpresa.

 

Iniziamo

 

Giuseppe Leo Leonelli

Conosciamolo meglio…

 

Ciao, vuoi presentarti ai nostri lettori?

Prima di tutto un saluto per i lettori di LiberaMente. Il mio nome è Giuseppe Leonelli, ma ogni persona che mi conosce mi chiama Leo. A me va bene così, anche perché Leo era il nome di mio padre. In questo modo, oltre che a seguire il lavoro della sua vita, ne porto anche il nome. Come mio padre gestisco un bar, anche se nel corso degli anni ho svolto altri lavori. Stare a contatto con il pubblico mi ha dato la possibilità di attingere a storie e personaggi per i miei romanzi. Ho gestito diversi locali, dal mare alla montagna, ma ora sono parecchi anni che lavoro a Vignola in provincia di Modena. 

 

 Come nasce il tuo rapporto con la lettura? 

è un rapporto di amore e odio. Sono un lettore tardivo, nel senso che ho iniziato tardi a leggere. Fino al termine delle scuole superiori non sono stato un amante della lettura. Talvolta mi piaceva fare il contrario di quello che mi consigliavano i miei insegnanti, non avevo uno spirito ribelle, ma nemmeno accondiscendente. Appena terminato il percorso scolastico mi sono accorto dello sbaglio e ho iniziato a leggere. A quel punto la lettura è esplosa in tutto il suo fascino e mi sono lasciato conquistare. Oggi se penso ai momenti perfetti della vita, nei primi posti c’è un luogo comodo e silenzioso dove leggere un buon libro.

 

genere o autore preferito?

Ci sono stati vari periodi. Da quello sudamericano con i libri di Marquez, Scorza, Amado e altri a quello francese con Queneau, Sartre e, per la poesia, Baudelaire e Verlaine. Per restare nel campo della poesia Whitman e Leon Felipe. Poi ci sono gli italiani, tanti italiani. Mi piace leggere di tutto e di tutti i generi. Anche libri che hanno a che fare con la spiritualità. Ultimamente leggo molto letteratura di viaggio, quella dove gli autori riflettono su tematiche importanti della vita. Tuttavia ci sono anche generi che, per ora, non hanno mai catturato la mia attenzione. Sono i gialli, i noir e i fantasy. So di andare controcorrente, ma non ci posso e non voglio farci nulla. 

 

E …..la scrittura?

il desiderio di cimentarsi con la scrittura va di pari passo con la necessità di iniziare a leggere e divorare libri. Più leggevo più sentivo la necessità di tirare fuori qualcosa da me stesso. Era un modo per portare alla luce le mie inquietudini e i valori sui quali avrei voluto costruire la vita. È stato un modo per conoscere me stesso, accettare i difetti e cercare di renderli meno spigolosi. 

 

Quando inizia questa avventura?

Più o meno sui vent’anni. Dapprima con le poesie, a volte riflessive su tematiche importanti della vita e altre volte su fatti che avevo vissuto. Non nascondo qualche melensa poesia d’amore scritta per ragazze che mi avevano fatto innamorare. Loro non le hanno mai lette, perché non ho mai avuto il coraggio di fargliele avere! Con il passare del tempo ho lasciato perdere la poesia e sono passato subito al romanzo. Ho provato anche la strada del racconto breve, ma la struttura del romanzo è quella che preferisco.

 

Lettura e scrittura vanno di pari passi nella tua vita o dipende dal momento?

No, non vanno di pari passo. Quando scrivo, durante il momento più intenso, quello in cui la storia emerge e prende forma, non riesco a leggere nulla. È una scelta e per ora va bene così. Ho la necessità di restare totalmente dentro alla storia che sto creando. Sono in quella storia. In ogni momento della giornata. Da quando mi sto per addormentare, a quando mangio e a quando guido. A volte se sono con altre persone mi devo imporre di uscirne e tornare alla realtà.

 

croci e delizie della scrittura.

Per il momento più delizie. Forse solo delizie. Quando scrivo vivo la bellezza della sospensione. È come aprire uno spazio che non può essere violato da niente e da nessuno. Trovo la stessa sensazione tutte le volte che inizio un nuovo cammino, che sia quello di Santiago, la Francigena o altri. Di croci non ne trovo. Quello della scrittura è un mondo a cui nessuno mi ha costretto. Lo faccio perché mi piace e fintanto che sarà così c’è spazio solo per la bellezza.

 

il tuo ultimo romanzo?

Santiago. Ambientato sul cammino di Santiago.

 

Come nasce?

Nasce alla fine del mio primo Cammino di Santiago. Arrivato a Finisterre misi un post su Facebook con la foto dell’ultimo mojones (specie di pietre miliari che indicano quanto manca alla meta o la direzione). Un mio caro amico commentò: adesso scrivi! Non avevo quell’intenzione, ma dopo un anno c’era una storia che bussava alla mia porta con insistenza e l’ho lasciata entrare.

Vuoi parlarci della storia e dei personaggi? 

Santiago narra quello che è stato il mio cammino. Sia per quanto riguarda le vicende sia per le riflessioni personali. Antonio Baldini è il mio alter ego. Siamo diversi come stili di vita e come persone, ma nel momento in cui, dopo aver deciso di partire, muove il primo passo sul Cammino, diventiamo la stessa persona. Gli altri personaggi sono il frutto dei miei incontri più importanti. Ognuno di loro conserva il nome reale. Lo sanno e gli va bene di essere finiti sulle pagine del mio Santiago. 

 

Come nascono questi ultimi e che rapporto hai avuto con loro?

Nascono dalla vita reale. Da giorni passati insieme a camminare. Da serate in cui ci siamo raccontati qualcosa di noi e da qualche bottiglia di vino rosso bevuta. Con loro ho avuto un rapporto vivo, perché sono persone che esistono. Quando presento il libro e parlo di loro è come se li avessi ancora vicino. In questo modo non li sento lontani, non li ho persi. Continuano e continuiamo a camminare insieme.

 

Come è stata la sua stesura?

Mi ha dato la possibilità di rivivere le emozioni provate durante il cammino legate a un’esperienza fantastica e indimenticabile. Questo non vuol dire che non ci siano state difficoltà per renderla fluida e leggibile. Non volevo un diario di viaggio con elenchi di luoghi e di cose fatte o non fatte. Volevo che ci fosse una storia che legasse i personaggi. In questo senso la difficoltà è stata quella di trovare tensione narrativa anche nella descrizione di un paesaggio.

 

ispirazione momentanea e divina o ragionata e sistemata?

Tutte e due. Dalla carezza divina in un momento inaspettato al metodico ragionamento su come costruire la struttura della storia.

 

Se fossi un libro, quale saresti?

Difficile. Troppo difficile riconoscersi in un libro solo. Ce ne sono tantissimi. Forse per ciascuno di loro anche solo una pagina o una frase. Allora vorrei essere un libro bianco e incollarci sopra le parti dei libri che mi hanno colpito. Ma non mi piace eludere le domande, quindi rispondo Un altro giro di giostra di Tiziano Terzani. Tra dieci anni o tra uno, potrei dirti un titolo diverso. Ora scelgo quello.

 

 Che rapporto hai con il pubblico dei lettori? 

E che rapporto avete instaurato se lo avete creato?

Sono fortunato. Molti dei miei lettori li conosco personalmente, quelli che rappresentano lo zoccolo duro e che sono miei conterranei. A volte può essere imbarazzante, per loro, esprimere giudizi negativi. Però, quando arrivano, io ne sono grato perché sono i punti sui quali posso riflettere e migliorare la qualità della mia scrittura. Poi, nel corso degli anni, soprattutto con Santiago, ho incontrato lettori che non conoscevo e anche a questo riguardo mi sento un privilegiato. Ho avuto la possibilità di conoscere tante persone che senza le presentazioni di Santiago, oltre 100, non avrei avuto la possibilità di incontrare.

 

Cosa ne pensi dell’attuale mondo dell’editoria ed autori-ici? Sopratutto pensando ad internet che offre kindle, ebook, recensioni ecc? Molte possibilità ma forse a volte poche veritiere? Progetti futuri?


Per certi versi per fortuna che internet c’è. Per altri crea confusione e rende difficile stabilire la qualità di ogni opera. Personalmente lo prendo per quello che è, o che almeno a me sembra di essere. Una piattaforma dove tutti hanno la possibilità di dire, promuovere e pubblicare. Poi con il mouse a me rimane la scelta di entrare e uscire dalle pagine che ho incontrato. Diverso è il discorso dell’editoria a pagamento. Questa, credo, è il vero problema. Basta pagare, acquistando una certa quantità di libri, che qualsiasi opera può vedere la luce. A volte ci possono essere capolavori, ma nella maggioranza dei casi credo che valga la constatazione opposta. Non c’è più il filtro della casa editrice seria che pubblica perché crede di avere nelle mani un’opera che può trovare la sua ragione d’essere nelle librerie. Un’opera che può avere un mercato perché è scritta bene, ha una bella storia e una struttura che regge pagina dopo pagina. L’editoria a pagamento fa male ai lettori, alle librerie e anche agli stessi scrittori che vengono illusi dal vedere il proprio lavoro pubblicato. Si può pensare di aver raggiunto la meta tanto desiderata, ma invece si è solo entrati nella giungla. In quella selva infernale che riguarda la promozione e la distribuzione. 

 

 

Il blog ringrazia Giuseppe 

Leo  Leonelli per la sua simpatia e disponibilità.

È stato un piacere intervistarti.

In bocca al lupo per i prossimi eventi.

 

 

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