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Baci, libri e qualche cadavere di M.Letizia Musu

M.Letizia Musu ci presenta il suo ultimo lavoro pubblicato in self.

❤️Prezzo 0,99 € (attualmente)
❤️Genere: Umoristico/Rosa/Thriller
❤️Pagine: 280
❤️Serie: Autoconclusivo

👉Uscita 12 Agosto
➡️link d’acquisto


💌Trama.

Alessandra ha deciso di lasciare Leonardo, il rapporto è entrato in un fase di stanca e lei crede sia arrivato il momento di prendersi una pausa. Mentre fa una ricerca su Google con lo scopo di trovare le frasi giuste per spezzargli il cuore, legge per caso nella pagina dei morti che è passato a miglior vita Pierugo Casti, il vecchio librario di Ossilo, paese dove lei ha trascorso molte estati della sua fanciullezza.

Decide così, di punto in bianco, di partire per quel paesino di mille anime e le ragioni sono quattro. La prima è la convinzione che il vecchio librario sia morto da tempo e che dunque la datazione della sua morte sia decisamente antecedente; la seconda è perché vuole rincontrare Luca, il suo primo amore, ‘quello bello e selvaggio, dal sorriso irresistibile e l’aria da pirata dei sette mari’; la terza è perché un’inaspettata telefonata la informa di esser stata nominata nel testamento dell’uomo; la quarta è perché, così, ha una scusa per stare lontana da Leo senza far ricorso a Google.
Ma Ossilo non è più il paesino silente che ricorda e ben presto la sua vita verrà stravolta da uomini misteriosi, omicidi e pallottole volanti.
‘Baci, libri e qualche cadavere’ è una commedia romantica, dove nessuno è come sembra e tutti sono sospettati.
Anche lei.

estratti


Vorrei Monica con me, perché situazioni come questa vanno condivise con l’amica del cuore e quando faccio finalmente il mio ingresso a Ossilo mi sento sola. Parcheggiata l’auto all’inizio del paese, provo una strana malinconia che non ha a che vedere col funerale ma al fatto di essere nuovamente in un luogo che per tante ragioni è stato importante. La prima sigaretta l’ho fumata qui, vomitando l’anima e lanciando al vento improperi. Il primo innamoramento l’ho avuto qui, e anche il primo lavoro. Insomma, Ossilo rappresenta la mia prima volta per tante cose e forse è per questo che mi sento così triste.

Proseguendo a piedi, mi inoltro tra i vicoli deserti. Osservando le vecchie case, i portoni in legno scuro e lo sterco di animale, convengo che a Ossilo il tempo si è fermato perché ogni cosa è esattamente come l’ho lasciata. Incluso lo sterco. Spesso accadeva che il traffico si bloccasse per consentire l’attraversamento di un gregge e tutto era normale. In pratica nessuno protestava; tutti si fermavano, come ci si ferma davanti a un passaggio al livello, e aspettavano che gli animali passassero. Dietro di loro rimaneva sempre un tappeto di minuscole palline di sterco che finivano schiacciate contro i pneumatici, ma nessuno se ne lamentava.

È presto per il funerale, così decido di farmi un giro e rivivere (attraverso le immagini e i profumi del luogo) le emozioni della mia preadolescenza. È come fare un salto indietro nel tempo e non è affatto difficile rammentare una me ragazzina che corre nelle stradine deserte e assolate nei pomeriggi d’agosto. Mi rivedo ferma davanti all’unica bottega di alimentari mentre sbircio la vetrina colma di dolci preziosi, per poi entrare e comprare delle fantastiche gomme da masticare avvolte nel disegno di un pirata-tatuaggio (che di lì a poco avrei trasferito sul mio braccio). Sì, ero una specie di maschiaccio all’epoca. Avevo i capelli cortissimi e ne combinavo di tutti i colori.

Proprio accanto alla bottega, viveva una signora vedova, senza figli, che trascorreva le sue giornate seduta su una seggiolina, proprio fuori dalla sua abitazione…
«E tu chi sei?» mi chiede la signora, seduta proprio nello stesso punto.
È solo invecchiata, ma non c’è alcun dubbio sia lei ed è armata di un nodoso bastone. Ha il tipico sguardo inquisitore di chi nota l’arrivo di una straniera e vuole conoscere nei minimi dettagli il suo albero genealogico. Perché nei piccoli paesi ci si conosce tutti e una faccia nuova è vista come sospetta. Poi, magari, sono capaci di invitarti a pranzo e a cena per una settimana, ma prima devi sottostare a un interrogatorio.
«Allora, chi sei?» incalza la vecchietta, brandendo il bastone.
Potrei dirle che non sono una straniera e che ho trascorso molte estati della mia infanzia qui, ma preferisco nominare qualcuno che la signora possa ricordare.

«Sono figlia di… zio Mario» rispondo e l’assurdità di essere figlia di mio zio, dipende dal fatto che mio padre era conosciuto da tutti come “zio Mario”.
Due minuscoli occhietti continuano a osservarmi dubbiosi: la vecchietta non è per niente convinta. Cerco di pensare velocemente a qualche particolare da aggiungere, ma il bastone che la vecchietta impugna mi rende nervosa.
«Sono venuta per il funerale del signor Casti.»
Non so se il merito è stato dell’aver nominato l’anziano librario, ma la vecchietta cambia espressione. Pronuncia alcune parole in dialetto di cui non comprendo il significato neanche alla lontana, ma che mi fanno intuire di aver fatto la mossa giusta. Bene, ho azzeccato la parola d’ordine e ora posso procedere in modalità indigena.

noi sardi siamo fatti di aria salmastra, tramonti mozzafiato, scorza dura. Solo chi vive in un’isola può capire certe cose, come guardare tutti con sospetto e poi aprire le proprie case come se si fosse una grande famiglia. È come essere avari e prodighi nel contempo.

mi chiedo se sia così per i colpi di fulmine, ma non ho il tempo di rispondermi perché, senza preavviso alcuno, Luca mi bacia. Non che il tutto dovesse essere annunciato da dieci ottoni, ma non mi aspettavo una cosa così a tradimento. Un bacio delicato, a fior di labbra, quasi titubante. E dire che da ragazzino aveva sempre avuto l’aria da lestofante, di quelli che ti afferrano e ti sbattono contro una parete… Ma forse il casto bacio è solo per rispetto del defunto.

«Sai che sei veramente carina?»
Adoro come sa glissare e il suo sguardo è veramente tenero. Alla fine di tutto è sempre lui, il mio primo e spericolato amore, quello che mi teneva sveglia nelle notti d’estate, un po’ canaglia e un po’ bravo ragazzo… In realtà era solo una canaglia, ma ora è cresciuto e di certo avrà un lavoro rispettabile e sicuro.

«Grazie…» rispondo al complimento, sorridendogli a mia volta.
I nostri occhi si intrecciano, si avvinghiano. Se gli sguardi si trasformassero in romanzi, quello che stiamo scrivendo ora sarebbe sicuramente un erotico. La tensione sessuale tra di noi è palpabile e credo che le ragioni del nostro autocontrollo stiano probabilmente nel fatto che non molto distante da noi c’è una salma che viene accompagnata nella sua ultima residenza.

Ora il dubbio è: lasciargli credere di essere lui lo stronzo che sta rompendo un rapporto perfetto o disilluderlo e fargli capire che la stronza sono io? O almeno che lo siamo entrambi.

Curiosità.
Inizialmente il protagonista doveva essere un uomo, è non la prima volta che mi accade di dover trasformare tutto quando sono già a buon punto.
M.Letizia Musu

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su M. Letizia Musu

M. Letizia Musu nasce a Cagliari il 12 febbraio 1966. Al suo attivo ha diversi lavori che spaziano dal genere Humour, allo Storico/fantasy, Romance e Urban Fantasy

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