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Concorso letterario: In mille parole!

Concorso letterario: In mille parole!

Eccoci con una nuova edizione del Concorso letterario: In mille parole! Una iniziativa che il blog segue dall’inizio, era il 2019. Un concorso per autori che hanno voglia di creare e mettersi in gioco presentando un racconti di 1000 parole secondo un tema prestabilito.
 Alex Astrid del blog “Vuoi conoscere un casino” è l’ideatrice e lei con Simo e Alessandro Ricci sono i giudici fissi. A loro, a rotazione di unisce un quarto giudice.

Concorso letterario: In mille parole!

“L’ultima notte della mia vita”
ed ecco la classifica con i primi tre!
1. “Vincenzo Di Fazio… ” di Adelaide J. Pellitteri


2. “L’ultima mattina della sua vita” di Alessandro Gnani…

3. “Il carillon” di Massimiliano Agarico

Il racconto vincitore (che è anche con il mio preferito)

Concorso letterario: In mille parole!

Vincenzo Di Fazio” di Adelaide J. Pellitteri
Arrivo con armi e bagagli, qui non mi mancherà nulla, così come niente mancò mai a mio nonno.

Da quassù, il paese sembra sia a un tiro di schioppo, ma è alla giusta distanza.

Finirà che mi chiameranno l’eremita. Mio nonno lo chiamavano così. Lui qui c’è nato e c’è anche morto.

Non volle mai scendere in paese e nemmeno in città, neppure per venire a vedere come era rinata Palermo distrutta dai bombardamenti.“In questo fortino – mi raccontava mio padre. Il nonno ha accolto e sfamato partigiani e sfollati durante la guerra”.

Poi concludeva “In paese dovrebbero fargli una statua d’oro”; mentre mia madre lo prendeva in giro dicendo “non si allontanava mai da lì per non lasciare incustodito il tesoro”, e io giù a ridere con lei. Alludeva alla Cascina che non era certo una baita, e che nonno non dotò mai di alcun confort. Ero stato io a battezzarla “il fortino” negli anni in cui lì ci giocavo agli indiani. E fortino era rimasto il suo nome per sempre.

Sono il nipote di un eroe e, quanto prima, mi sono ripromesso di andare a parlare con il sindaco per provare a sondare il terreno circa la possibilità di far dedicare a mio nonno almeno una strada. Magari il corso principale che porta ancora il nome dei Principi Trupìa. Blasonati di scarsa nobiltà. Quale motivazione migliore per dedicare quel corso a mio nonno se non l’aiuto dato a tanti compaesani? Che senso ha mantenere il nome di un casato che invece ha imposto per secoli la sua signoria sfruttatrice?

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