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Antonio La Vecchia, autore dei primi due volumi della trilogia fantasy “La Saga di Noan di Rione”: “Noan, il re dei banditi” e “Noan, il principe perduto”.

Intervista con Antonio La Vecchia, autore che ho conosciuto a Napoli città libro, grazie al Collettivo Scrittori Uniti. Un occasione unica per respirare parole, fantasia ed amicizia.

Questa è la terza di una serie di interviste dedicate agli autori del Collettivo Scrittori Uniti. Realtà poliedrica e professionale per tutti! Capitanata dal grande Claudio Secci che ringrazio per la fiducia e amicizia.

Intervista con Antonio La Vecchia

Buongiorno, vuoi presentarti ai nostri lettori?


Buongiorno a te, Fabiana, con piacere! Sono Antonio La Vecchia.

Chi è Antonio La Vecchia?


Originario della provincia napoletana, sono nato a San Giorgio a Cremano, nel non lontanissimo 1981, e cresciuto a Cercola, un piccolo comune del capoluogo campano, sono il primo di quattro figli di una famiglia operaia, unita e permeata dal rispetto e dall’affetto reciproco.
Laureato in Scienze Politiche alla ‘Università degli Studi di Napoli Federico II’, ad oggi vivo con mia moglie e i nostri due bambini ad Aversa, nel casertano.
Ricopro il ruolo di impiegato in una società di consulenza informatica, tra le mie maggiori passioni troviamo lo studio della Storia, quella raccontata dai vinti, e la letteratura, dalla Classica Italiana e Internazionale a quella di Genere. Negli ultimi venti anni mi sono appassionato ai capolavori Fantasy di Tolkien e Lewis e a quelli nostrani di Licia Troisi.

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Come nasce la passione per la scrittura?


Direi che è stata una diretta conseguenza della passione per la lettura. Leggo in effetti molto, fin da quando avevo 7/8 anni, e un po’ di tutto; ho ovviamente dei generi che prediligo, ma sono generalmente aperto a qualsiasi tipologia di racconto o romanzo. Così, dopo anni e pagine di lettura, ho pensato, un po’ di tempo fa, di tirare via dal cosiddetto cassetto dei sogni il desiderio di scrivere io qualcosa, che possa un giorno ispirare un giovane lettore, proprio come capitato a me.

Hai pubblicato i primi due volumi della trilogia fantasy “La Saga di Noan di Rione”: “Noan, il re dei banditi” e “Noan, il principe perduto”; vuoi raccontarci questa avventura? Come nasce? Avevi già altre pubblicazioni alle tue spalle? In tal caso come ha influito il tempo, l’esperienza, CSU?


Con questa saga ho provato a coniugare le mie due passioni principali, la storia e il genere fantasy; più precisamente, gli intrecci dei primi due capitoli già pubblicati, ma anche dell’intera trilogia, si sviluppano in un mondo e un tempo fantastici, ma nelle mie intenzioni vi è la volontà di trasmettere un messaggio più profondo: trattasi, in effetti, di una trasposizione/rivisitazione in chiave high fantasy di particolari periodi e fenomeni storici che hanno interessato il nostro Paese, e non solo. Ho conosciuto il CSU soltanto dopo la pubblicazione del mio primo libro, ma fin da subito ho capito che l’esperienza e le conoscenze del collettivo e di Claudio Secci avrebbero potuto essere d’aiuto nel mio percorso di autore.

Immaginati arrivata al successo grazie a una pubblicazione. Di cosa vorresti trattasse questa tua opera?


Come ho anticipato, sono aperto a qualsiasi genere letterario, ma come autore spero di essere un giorno riconosciuto e identificato in particolare con la letterature fantastica. Non credo, in effetti, di discostarmi molto dal genere fantasy, ma mai dire mai…

Che consiglio daresti a un neo-scrittore?


Ad essere onesto, mi sento ancora un neo-scrittore, pertanto, più che un consiglio, dirò soltanto cosa faccio io per provare a migliorarmi… leggere, leggere tanto e aprirsi anche a quei lavori che magari non rientrino a pieno nelle proprie corde e gusti.

Stai lavorando ad altro, al momento?


Sì, sto ultimando l’ultimo capitolo della mia trilogia, che spero riuscire a pubblicare per fine anno. Ho tante altre idee in cascina, ma voglio prima mettere un punto a questo progetto, a cui tento veramente tanto.

Fai parte del Csu. Come vi siete incontrati?


Ho conosciuto il CSU tramite social. L’ho trovato un progetto affascinante e ben strutturato. Di questi tempi, il termine e concetto di inclusione vengono spesso abusati, ma nel caso del CSU sia la parola che l’idea di inclusione vengono espressi nella maniera più pura e sincera. Un collettivo che unisce autrici e autori di ogni genere, di età e luoghi di origine diversi, con esperienze di vita e letterarie differenti. Tengo a fare i miei più sinceri complimenti a Claudio Secci ed agli altri volontari del collettivo, che ci mostrano ogni volta cosa vuol dire realmente “fare cultura” … e mai come in questo momento il Paese ne ha veramente bisogno.

Nel mese passato si sono tenute due fiere importanti, Napoli città libro e Rivoli. Vuoi raccontarci la tua personale esperienza?


Sì, ho preso parte al Salone del Libro di Napoli. Un’esperienza bellissima, grazie soprattutto a Claudio, Jessica Maccario, Federica Martina, Vincenzo Romano e gli altri volontari del CSU, autrici e autori bravissimi, ma soprattutto bellissime persone con le quali è stato un piacere condividere quell’esperienza.
Per motivi personali e lavorativi, non ho potuto presenziare a Rivoli, ma i miei romanzi lo hanno fatto per me… spero comunque di rifarmi presto e incontrare di nuovo e a breve gli amici del CSU.

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Alla prossima!

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