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Intervista con Dawn Blackridge

Buongiorno readers,

Oggi abbiamo l’ onore di ospitare un autrice romance unica, Dawn Blackridge.

Noi adoriamo i suoi libri e da poco abbiamo recensito il suo ultimo lavoro, “Dove vai tu vado io” in anteprima.

 

 

Iniziamo…..

 

 

 

Ciao, vuoi presentarti ai nostri lettori?

Innanzi tutto, sono onorata che mi abbiate invitato in questo salotto virtuale, quindi grazie a voi. Diciamo che sono una persona abbastanza introversa e descrivermi non è facile per me. Sono sposata e ho un figlio che io e mio marito abbiamo adottato quando aveva due anni, ora ne ha ventidue ed è la nostra gioia. Vivo a Milano, città che amo con tutta me stessa e lavoro in uno studio di architettura.

scrittrice e lettrice…..un ruolo secondo l’occasione?

Fin da ragazzina leggere è stata la mia passione principale, un modo per immedesimarmi in altri mondi, altre storie, altre vite e dimenticarmi della mia, che non è stata facile. Ho sempre pensato di provare a descriverlo quel mondo in cui avrei voluto vivere. Per questo ho iniziato a scrivere, le due cose sono collegate, è il mio modo per sentirmi bene, per cercare di comunicare il mio pensiero, per far capire che c’è sempre un modo per superare le difficoltà. Caratterialmente tendo ad allontanare le persone che si arrendono dicendo tanto è inutile, non cambierà mai nulla. Non voglio assolutamente pensarla così, credo fermamente che si possa sempre fare qualcosa per migliorare, io l’ho fatto. Non sopporto ingiustizie e discriminazioni e neppure le persone che generalizzano, ogni contesto è diverso. Scrivendo cerco di trasmettere tutto questo, per lo meno ci provo.

 

Come nasce il tuo rapporto con la lettura?

Leggere è la mia terapia, mi serve per stare bene e anche per evadere da una realtà che a volte schiaccia con le sue brutture, mi permette di aprirmi ad altre diverse, non per forza migliori.

Hai un genere o autore preferito?

Sono una lettrice eclettica, non ho un autore preferito, leggo di tutto, tuttavia devo ammettere che da quando ho scoperto il genere MM mi si è aperto un altro mondo, a suo tempo neanche sapevo esistesse.

E…la scrittura? Quando è iniziata questa avventura?

Ho iniziato a scrivere fan fiction relative a una serie tv su un sito on line, all’inizio solo brevi testi, poi, a mano a mano sentendomi più sicura, mi sono cimentata in storie da più di un capitolo. A quel punto ho deciso di provarci con un racconto originale.  C’è voluto un po’ prima di decidermi a inviare il mio primo manoscritto in valutazione a una casa editrice, la Triskell Edizioni, ero certa che non se ne sarebbe fatto nulla. Invece è andata diversamente e me lo hanno pubblicato, quello e anche un altro qualche tempo dopo. Il self-publishing è stato il passo successivo, un’altra sfida stimolante che ho affrontato e penso di aver superato.

 

Lettura e scrittura vanno di pari passi nella tua vita o dipende dal momento?

Direi che vanno di pari passo, cerco sempre di trovare il tempo sia per l’una che per l’altra, mi aiuta il fatto di avere un tragitto di un’ora di mezzi pubblici per andare al lavoro e un’altra per tornare a casa e lì ho tempo di leggere. Per scrivere lo ritaglio tra gli impegni del resto della giornata.

 croci e delizie della scrittura…..

Iniziamo dalle delizie. Non so bene come descrivere la gioia, la felicità che mi dà trasportare nero su bianco i miei pensieri, creare i personaggi e le loro storie, scrivere la parola fine a un romanzo, aspettare con ansia crescente i riscontri del pubblico e dei blog, emozionarmi quando sono positivi. Le croci sono tante, l’ansia di prima, ad esempio, che è anche una croce, la tristezza quando non viene capito quello che volevo trasmettere, allora sorgono i dubbi, perché lo sto facendo? Perché consumare il mio tempo così e avere questi risultati? Poi però mi dico che va bene lo stesso, primo perché non si può piacere a tutti, e secondo perché in fondo è quello che amo fare, al di là degli apprezzamenti o meno del pubblico.

 il tuo ultimo romanzo?

“Dove vai tu vado io” è la storia di Adam e Paul, due personaggi già incontrati nel mio precedente lavoro, “Insegnami a dire addio”. La loro non è solo una storia d’amore, sfiora anche altri argomenti come l’AIDS, l’omofobia, la chiusura mentale di molte persone. Trovo inconcepibile che al giorno d’oggi si pensi ancora che l’omosessualità sia una malattia da curare. Nessuno sceglie di essere omosessuale, si è così e basta, esattamente come uno nasce biondo o bruno, con gli occhi azzurri o marroni. Attualmente viviamo in una società ancora troppo piena di pregiudizi e, soprattutto di ignoranza. Credo che quest’ultima sia una delle cose peggiori, le persone spesso non sanno nulla dell’argomento e spessissimo si ha paura di ciò che non si conosce.

 

 come nasce? l’ambientazione?

Non ero così convinta di scrivere la loro storia, tuttavia in tantissime persone me l’hanno chiesta e mi sono gettata in questa avventura. Il libro è nato perché ho capito che erano due personaggi che meritavano uno scritto dedicato solo a loro. È ambientato in un arco di tempo che va dal 1930 fino agli anni ’90, quasi totalmente a San Francisco, con alcune puntate alle Hawaii, ricollegandosi con il mio lavoro precedente.

La storia si collega al romance prevede, come anche i protagonisti. Come li hai creati?

 

Quando creo un personaggio, innanzi tutto devo vederlo con gli occhi della mente e il suo aspetto dipende da quello che voglio per lui nella storia, così come il suo carattere e il suo background. Non è qualcosa che ho subito chiaro, si forma insieme alla stesura della storia stessa.

come è stata la sua stesura?

Questa volta non è stata semplice, ho cercato di collocare tutto nei tempi giusti, tenendo conto di com’era la società all’epoca in cui il libro è ambientato.

Ripercorri momenti storici importanti. Politica e società credono tra le pagine. Vuoi raccontarci questa idea ed esperienza?

Visto l’arco di tempo in cui è scritto il libro, ho fatto tantissime ricerche, fondamentali per dare giusto risalto ai fatti che ho descritto. È una delle cose che apprezzo di più dello scrivere, documentarsi e magari scoprire nel frattempo cose che non sapevo.

ispirazione momentanea e divina o ragionata e sistemata?

Di solito è ispirazione momentanea ma non questa volta, qui ci ho dovuto ragionare un bel po’.

 

Che risposta ti auguri di avere da parte del pubblico?

Quella che spero sempre, che il libro non annoi, di trovare qualcuno a cui piaccia e che me lo faccia sapere, magari lasciandomi due righe su Amazon, cosa difficilissima, ultimamente.

Cosa ne pensi dell’attuale mondo dell’editoria ed autori/trici? Soprattutto pensando a internet che offre kindle, ebook, recensioni ecc? Molte possibilità ma forse a volte poche veritiere?

Ci sono momenti in cui penso che questo sia un modo fatto di squali, nel quale a volte stento a riconoscermi, dove spesso la crudeltà e la spietatezza la fanno da padroni. C’è anche poca correttezza, scoperta che mi ha molto deluso e mi riferisco ad alcuni post che ho letto su Facebook, dove si parlava di recensioni comperate, scambiate, per non parlare della pirateria. Tuttavia, esiste anche una parte buona, fatta di persone per bene e qui mi ci metto anch’io. Al di là di tutto è un mondo del quale non mi dispiace affatto far parte.

Ringraziamo Dawn Blackridge per la simpatia e disponibilità.

Un grande in bocca al lupo per il nuovo romanzo in uscita il 21/2/2020

 

 pagina autore su Amazon 

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4 thoughts on “Intervista con Dawn Blackridge

  1. è stato bello parlare con voi, grazie di cuore <3

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    1. Grazie a te di ❤️

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  2. Che bella intervista! Riconosco la Dawn che frequento virtualmente, le sue ansie, le sue grandi qualità umane e di scrittrice, la sua abitudine a documentarsi scrupolosamente sulla storia e le abitudini dei posti in cui impianta i suoi racconti. Complimenti a lei e al blog.

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    1. ❤️🔝

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