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Intervista EO a Giuseppe Gallato

Buon pomeriggio readers,

oggi  torna la rubrica dedicata agli autori di Edizioni Open.

Poco tempo fa abbiamo intervistato l’ideatore di questa piattaforma, ed ogni quindici giorni diamo voce agli scrittori della piattaforma.

Prima intervista

Seconda intervista

Iniziamo….

Ciao, vuoi presentarti ai nostri lettori? 

Ciao e grazie per l’invito nel tuo blog! Per chi non mi conosce, sono Giuseppe Gallato, parlando di professione, al di là dell’insegnamento sono fondamentalmente un redattore e giornalista, quindi oltre a scrivere per passione, lo faccio anche per lavoro.

Sono laureato in Filosofia e questo è uno dei motivi principali per cui prediligo molto leggere, oltre ai romanzi storici, horror e fantasy, saggi di matrice filosofica; amo alla follia l’universo Lovecraftiano e lo stile adrenalinico dello scrittore australiano Matthew Reilly.

Inoltre sono un Master di Giochi di ruolo, anche se l’altra mia grande passione è legata al mondo della musica: mi diletto a suonare il pianoforte e a comporre attraverso le mie workstations brani strumentali, dai quali tra l’altro traggo ispirazione.

Nel luglio del 2018 con la Caravaggio Editore ho pubblicato il mio primo libro “Incantesimi nelle vie della memoria”, raccolta di racconti fantasy in cui analizzo i diversi aspetti del mondo del sogno, dal corpo onirico alla proiezione astrale fino al sogno lucido.

Lettura e scrittura, come nascono queste passioni? Quanto contano nella tua vita?

L’amore per la lettura e la passione per la scrittura sono nati tanti eoni fa, ma il rapporto con tali sfere creative si è consolidato durante il periodo universitario: erano anni in cui oltre a studiare filosofia, mi ero avvicinato molto alle teorie sui sogni e a ciò che caratterizza l’uomo, ossia la memoria.

Da qui, il desiderio di infondere ai miei scritti significati legati al mondo onirico in tutte le sue plurime accezioni. E per fare ciò avevo bisogno di un mezzo molto potente, in grado di mettere in comunicazione il reale con l’irreale, un genere letterario capace di librare i pensieri, di svincolarli da qualsiasi pregiudizio, di decifrare l’enormità di questo sconfinato e sconosciuto regno che noi chiamiamo realtà: il fantasy.

E come la scrittura, anche la lettura ha un posto speciale nella mia vita.

Leggere fa bene perché allarga i nostri orizzonti, allena la nostra mente, affina e arricchisce il nostro lessico. Senza contare che con la lettura siamo in grado di dialogare con il nostro intelletto, di stimolare l’immaginazione e la creatività, di metterci in contatto con il nostro sé più puro e profondo.

Cosa provi quando crei? Ispirazione momentanea o pensata? Organizzata o improvvisata?

Partiamo da un assunto semplice: l’intento principale di uno scrittore, al di là di tutto, è quello di comunicare con i suoi lettori. Scrivere qualcosa, creare, per me vuol dire riflettere la propria individualità, trasmettere le proprie esperienze, il proprio vissuto attraverso le parole e le trame… strumenti che diventano un compendio di tutto ciò che ci riguarda e che da sostanza alle nostre idee.

Sull’ispirazione ci sarebbe tanto da dire, ma il trono spetta sicuramente alla musica: le mie idee sono state concepite principalmente grazie ad essa. Per me scrittura e musica sono delle anime, nobili ed eterne, che hanno la straordinaria capacità di affinare la mente, di librare i pensieri, di riflettere puramente e dialogare con l’essenza di ciò che è e di ciò che ancora non è, di mettere in comunicazione il reale con l’irreale.

Anime che insieme permettono al mio sé “ladro di fuoco” – per dirla alla Rimbaud – di elevare la capacità creativa oltre ogni limite, di liberare la fantasia e il mio estro per dare vita a straordinari e imprevedibili incanti.

Sembrerà strano, ma prima di iniziare a mettere nero su bianco – capitolo o racconto che esso sia –, parto proprio da dove molti autori terminano i loro lavori: dal titolo. Per me concepirne uno vuol dire fissare in un’unica breve frase l’idea cardine di ciò che andrò a scrivere. Sono anche piuttosto metodico: spesso elaboro una struttura e organizzo il lavoro attraverso schemi, appunti e mappe.

Altro modus operandi, cui non trasgredisco mai, è leggere e rileggere allo sfinimento: correggere, revisionare, editare sono tra le operazioni che contraddistinguono il mio lavoro.

Edizioni open, come la hai conosciuta? Com’è il vostro rapporto, se c’è? 

Attraverso il concorso letterario “#123LibriCK”, a cui ho preso parte con il racconto “Lo spettro dell’oblio”, classificandomi al terzo posto. Ne seguì un’intervista curata dallo stesso Tiziano Pitisci, l’architetto, il fondatore, il grande demiurgo di Edizioni Open. Con una persona così qualificata, seria, attenta, ma soprattutto umile e sempre pronta a rispondere alle esigenze degli utenti della piattaforma, non poteva che nascere una bella amicizia e una certa intesa professionale fatta di scambi di idee, consigli, proposte.

Emozioni nel rileggerti?

Sono sempre tante! Amo i miei scritti perché amo tutti i miei personaggi: ognuno di loro è legato a diversi momenti della mia vita, sono portatori di significati e rappresentano ciò che sono! Come per esempio i mitici Zorex e Drok, protagonisti indiscussi della mia serie-game “Sussurri dalla locanda” che pubblico a episodi su Edizioni Open. Parlando di questa storia, dalle forti tinte “sword&sorcery”, le emozioni sono davvero molteplici. A regalarmele sono i commenti dei lettori: quando vado a rileggerli mi sento sempre più carico, più forte, più vicino ai miei mondi.

Il tuo rapporto con i social? 

I social sono sicuramente un ottimo strumento per poter comunicare, farsi conoscere e fare promozione. E poi è fuori discussione, oggi come oggi, poter scindere uno scrittore dalla componente social. Certo, bisogna dedicarci tempo e fatica senza esagerare. Per me comunque i migliori campi dove instaurare dialoghi appropriati con i propri lettori rimangono le presentazioni e gli eventi legati al libro. Con i miei lettori si è instaurato un ottimo rapporto: mi seguono in tutte le mie follie creative e mi incitano a scrivere sempre di più. Non posso far altro che essere felice di questo.

Progetti futuri?

Tanti, forse troppi! Partiamo proprio da Incantesimi nelle vie della memoria: questo libro voleva essere anche un banco di prova, atto quasi a testare quale racconto potesse maggiormente attecchire nel cuore dei lettori. Da qui, svilupparne un romanzo: il dark fantasy del Portatore di anime sembra la storia più gettonata. Dalla collaborazione con la NPS Edizioni per la stesura di racconti da inserire nei volumi “Bestie d’Italia”, invece, è nata l’idea di dare vita a un’antologia che richiami le leggende del folclore siciliano, rivisitate ovviamente in chiave fantasy. Un altro progetto che sto portando avanti è la già citata serie-game “Sussurri dalla locanda – Le cronache di Zorex e Drok”. Inizialmente voleva essere un esperimento atto a testare da una parte il coinvolgimento attivo dei lettori – dato che a loro viene chiesto di scegliere come far proseguire la storia –  e dall’altra un modo per mettermi costantemente in gioco, per “allenare” la mia capacità creativa. Ma giunti quasi a metà della seconda stagione, la voglia di dare vita a un bel libro basato sulle cronache del gigante e del nano è tanta!

Se tu fossi un libro?

Assolutamente “Le sette prove” dello scrittore Matthew Reilly, genio del cliffhanger e di strutture narrative davvero esemplari. Quante volte ho letto il suo libro e quante volte mi sono identificato nel mitico Jack West Jr, personaggio alla ricerca del Vertice Aureo, la punta d’oro scomparsa della Piramide di Giza che, secondo antiche leggende, conferisce il potere di dominare sui popoli della terra per mille anni

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