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intervista librosa con Anna Pasquini.

 

Buongiorno readers, per festeggiare il primo mese di pubblicazione di “Chissà se al Liga fischiarono le orecchie – cronache di un Liceo Classico”, conosciamo meglio l’autrice, Anna Pasquini.

“Chissà se al Liga fischiarono le orecchie – cronache di un Liceo Classico” è un racconto lungo (settanta pagine) che affronta la delicata e complessa fase dell’adolescenza in un momento storico, gli anni Novanta, in cui la società non è ancora assorbita dai diktat dei Social Network e i cellulari vecchio stile, ingombranti e “antennuti”, fanno timidamente la loro comparsa, con l’unica
funzione – oggi diremmo obsoleta – di effettuare e ricevere chiamate. Accompagniamo Angela, l’io narrante, nei cinque anni di Superiori, dal quarto ginnasio alla Maturità, assistentdo a vicende che talvolta indignano altre divertono, ma sempre fanno riflettere. Il suicidio del front man dei Nirvana, Kurt Cobain, proprio all’apice del successo, getta una cupa
malinconia nelle giornate del fratello maggiore di Angela, che a sua volta assiste inerte a quel dolore senza comprenderlo fino in fondo, ma che a ben vedere è sensato nell’ottica in cui la musica non è solo una marginale colonna sonora, ma efficiente veicolo atto a trasmettere quelle emozioni e sofferenze proprie di chiunque.
A catturare particolarmente l’attenzione di Angela, la figura della nuova professoressa di Lettere che appare in Quinto Ginnasio – il secondo anno – e poi in Terzo, l’ultimo anno, quello della Maturità.
Verso la docente, che inizialmente guarda con sospetto e insofferenza, Angela prova poi una stima sincera e appassionata. La professoressa è molto colta e ha un modo di insegnare unico, coinvolgente e originale, ma con il tempo qualcosa si crepa. C’è qualcosa in quella professoressa che non convince la ragazza fino in fondo. Allora, accanto al piacere di approfondire certi temi cari come la sofferenza dell’animo umano, la rincorsa ai grandi ideali, e l’autonomia di pensiero sganciata da qualsivoglia contesto, ecco il fastidio per l’eccessiva invadenza nelle vite dei suoi alunni o per quell’anelito a voler apparire “amica” a tutti i costi, svincolando i sempiterni ruoli che una scuola dovrebbe imporre.
Il lancio nel vuoto di un suo studente, problematico e spesso assente, segnerà definitivamente quella crepa, facendo sorgere nuove perplessità e consapevolezze.

Ciao, vuoi presentarti ai nostri lettori?


Buongiorno, mi chiamo Anna, sono nata a Roma nel 1979, dove vivo e lavoro come Personal Assistant del C.E.O. di una grande azienda. Ho molte passioni che coltivo quando e come posso nel tempo libero. Vivo con il mio compagno e due meravigliosi gatti Siberiani.


Scrittrice e lettrice…..un ruolo secondo l’occasione?


Non saprei, so che la lettura è una della cose che più amo nella vita e scrivere è venuto dopo, per esprimermi e mettere ordine nei miei pensieri. Quel che è certo è che per scrivere bisogna aver letto tanto e di tutto, senza questa premessa qualsiasi scritto risulterebbe scarno e noioso. Almeno io la vedo così.


Come nasce il tuo rapporto con la lettura?


Il primo libro che ho letto da bambina fu “Zanna bianca”, amavo i cani e per anni ho chiesto ai miei di averne uno tutto nostro, ma senza successo. Quel libro mi fece sognare, fu un po’ come avere un lupo/cane anch’io. Il secondo libro che ho tanto amato da bambina fu “Piccole donne” e “Piccole donne crescono”. Le vicende delle sorelle March mi entrarono nell’anima, presi Jo a modello e sognai di scrivere anch’io un libro un giorno, con zero convinzione di riuscirci. Da adolescente ho poi prediletto testi che parlassero di “certi” adolescenti, turbolenti e ribelli, e leggevo solo quello. I libri che amavo allora furono: “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, “Due di Due”,“Uto”,“Tutti giù per terra”, “La legge di Bone”. Crescendo ho potuto approfondire molti altri temi, più impegnati forse, e ho cercato di “recuperare” leggendo i testi che oggi considero fondamentali per la formazione di un adolescente, soprattutto quelli sulla Resistenza Italiana e sulla Shoah. Trentenne ho apprezzato: “L’Agnese va a morire”, “I sentieri dei nidi di ragno”, “Il diario di Anne Franck”, “Il diario di Etty Hillesum”, “L’amico ritrovato”, e ho pensato che avrei dovuto leggerli molto prima, ma forse, chissà, non li avrei apprezzati perché avevo un’altra testa. E la lettura a questo serve: a farci maturare e offrirci altre prospettive. E’ una crescita continua, un panorama sempre diverso, inaspettato e affascinante.


Lettura e scrittura vanno di pari passo nella tua vita o dipende dal momento?


Credo la seconda. Almeno, per quanto mi riguarda, di leggere ho bisogno ogni giorno, di scrivere, seppur volendolo, non sempre riesco a farlo sempre e al meglio, l’ispirazione può venire in qualsiasi momento, come può non venire affatto o venire dopo tanto tempo. E’ nocivo e controproducente obbligarsi a scrivere se non si è sufficientemente stimolati e ispirati.


Croci e delizie della scrittura…


La scrittura, quale espressione del nostro animo, dei nostri sentimenti più veri e della nostra fantasia, offre solo delizie, le croci semmai sono altrove, sono nella difficoltà che un autore emergente incontra nella diffusione delle sue opere, sono nelle case editrici che non sanno fare il loro mestiere e si aspettano che la promozione sia gestita unicamente dall’autore, sono le librerie che propongono soltanto libri di grandi case editrici. In questo mondo i concorsi letterari seri sono un trampolino importante per gli autori emergenti che vogliano farsi conoscere dal grande pubblico o anche ricevere una scheda di valutazione da una Giuria competente che sia in grado di evidenziare i punti fragili di un testo dando loro, quindi, modo di migliorarlo.


Il tuo ultimo romanzo?


Si chiama “Chissà se al Liga fischiarono le orecchie” non è esattamente un romanzo, piuttosto un racconto lungo di settanta pagine, è edito dalla casa editrice Argento Vivo ed è uscito da pochissimo (Settembre 2019).


Come nasce?


Nasce dall’esigenza di raccontare un periodo, l’adolescenza, anche dal punto di vista dell’insegnamento ricevuto. La vera protagonista infatti è una professoressa, la professoressa di Lettere di un Liceo Classico romano nei primi anni Novanta, il suo metodo di insegnamento, il suo impatto sugli studenti, ma non voglio svelare troppo…


E’ il primo?


E’ una raccolta di racconti brevi, tutti presentati a numerosi concorsi letterari nazionali e quasi tutti premiati, si chiama “Quando andavo in bicicletta”, è edita da Akkuaria Edizioni e il titolo è tratto da un racconto contenuto in essa, un racconto che vede protagoniste una giovane donna e un ex staffetta partigiana.


Come è stata la sua stesura?


Ad ora ho pubblicato con case editrici non a pagamento tre raccolte di racconti brevi e un racconto lungo. Di queste tre antologie, la stesura è stata molto semplice, nel senso che per scrivere ognuno dei racconti, ci ho messo pochissimo e arrivata a una ventina li ho proposti a varie case editrici. Dell’ultimo, il racconto lungo, anche se si sta parlando di settanta pagine, dunque pochissime, ci ho messo un annetto, perché da quattordici capitoli molto brevi, presentati anche al Premio Italo Calvino, ora se ne contano diciotto. La Giuria del PIC mi ha inviato una scheda di valutazione che mi ha aiutato a sistemarlo un poco cercando di sanare i punti più fragili. Spero di esserci riuscita, e se così non fosse sono pronta a ricevere tutte le critiche costruttive del caso. Scrivere è ciò che più amo fare e migliorare è il mio vero scopo.


Ispirazione momentanea e divina o ragionata e sistemata?


L’ispirazione è momentanea e, sì, diciamo divina, mi piace! Ma necessita poi di un lavoro di limatura, ragionamento, metodo e adattamento. Se leggo i miei primissimi scritti mi rendo conto di aver scelto parole a volte ridondanti e ricercate che però stonano col contesto e non vanno bene. Dunque anche questo è il bello dello scrivere. E’ un processo in perenne evoluzione, totalmente migliorabile.


Che risposta ti auguri di avere da parte del pubblico?


Spero ovviamente una risposta positiva, ad ora i miei racconti brevi hanno ricevuto riconoscimenti in diversi concorsi letterari nazionali, anche il racconto lungo ha avuto un premio ad un concorso diaristico (Premio Filippo Maria Tripolone – Quarto posto – 2019). Resta tuttavia il mio “primo esperimento lungo”, dunque sono consapevole che potrebbe avere ancora delle pecche.


E quale stai avendo?


Sul mio ultimo lavoro è ancora presto per dirlo. Spero di sentirvi più in là e darvi buone notizie.


Se tu dovessi essere un libro, quale saresti?


Questa domanda è difficile perché i libri che ho amato sono tanti e tanti ancora ne verranno, ne sono certa. Ma così, di getto, potrei rispondere che ho trovato elementi di contatto con vari personaggi di libri letti. Mi sono ritrovata nella fragilità di Beth March e nell’energia vitale di Jo March, nell’evoluzione della Emma di Austen, ho rivisto un po’ di me nella Holly di Colazione da Tiffany, non per la vita dissoluta, ma per l’ingenua leggerezza nell’affrontare la vita, nel sentirsi perennemente “in transito” come aveva indicato sul campanello di casa, e anche la protagonista di Kitchen mi somiglia un po’.

Cosa ne pensi dell’attuale mondo dell’editoria ed autori/trici? Soprattutto pensando a internet che offre kindle, ebook, recensioni ecc? Molte possibilità ma forse a volte poche veritiere?


Anche questo mondo, quello una volta quasi inaccessibile dell’editoria, sta cambiando, dando spazio a chiunque di dire qualunque cosa. Ben venga la democrazia e la libera espressione, sta a noi capire a chi affidarci anche nella scelta di un testo. Torno su questo argomento perché mi sta a cuore: i concorsi letterari. Da quando scrivo ho capito che è più facile pubblicare un libro che vincere o classificarsi bene ad un concorso letterario. Grazie all’editoria a pagamento oggi chiunque può scrivere un libro. Invece i concorsi letterari con la loro Giuria tecnica determinano una reale selezione, basata su elementi concreti e veritieri, certo il gusto personale incide anche lì, ma difficilmente un testo scritto male, sciatto, riceverà un riconoscimento, dunque spesso sapere che un autore ha ricevuto dei premi, anche se non si sta parlando dello Strega o del Calvino, mi dà la misura di quanto il suo testo sia degno e quindi eventuali giudizi positivi su di esso sono per me attendibili.

Hai un genere o autore preferito?


No. Amo spaziare fra diversi autori e generi. Fra i miei autori preferiti: Calvino, Cerami, Capote, Salinger, Roth, Austen, Saramago, Dicker, , Highsmith, Yoshimoto, Nothomb, Ferrante, Schmitt, Tamaro, e tanti altri ancora…

 

Ringraziamo Anna per la sua disponibilità e simpatia. Augurandole un grande in bocca al lupo per il nuovo libro!

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