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Nel giorno della memoria, vi segnalo un libro dal titolo antico e dalla trama quanto mai attuale, La bambina di Auschwitz di Tova Friedman – Malcolm Brabant, pubblicato da Newton Compton Editori.

Auschwitz Birkenau: lasciate ogni speranza voi ch’entrate

La storia vera di Tova, una tra i pochissimi ebrei a essere uscita viva da una camera a gas Tova Friedman è una delle più giovani sopravvissute ad Auschwitz. A soli quattro anni scampò alle esecuzioni di massa nel ghetto della città polacca in cui viveva insieme alla sua famiglia. A sei anni fu fatta salire su uno dei treni diretti verso l’inferno in terra e deportata nel campo di concentramento nazista di Auschwitz-Birkenau. Nonostante la giovane età, in quel luogo fu testimone di terribili atrocità e si trovò, come pochissimi altri hanno avuto la possibilità di testimoniare, dentro una camera a gas. In questo libro Tova Friedman racconta finalmente la sua storia.

L’autrice ha tenuto conferenze in tutto il mondo, ” … ho cercato di usare la storia della mia sopravvivenza per trasmettere al pubblico la speranza, il coraggio e la fiducia in sé stessi. Spesso cercano risposte alle domande fondamentali della vita. Mi hanno chiesto se credo in Dio, se potevo fidarmi delle persone o se potevo perdonare. Rispondo il più sinceramente possibile. Credo in Dio, ma non necessariamente quello della Bibbia. La fiducia è essenziale, e non ho mai perso la mia fede nell’umanità, nonostante le mie esperienze. Quanto al perdono, nell’ebraismo solo i vivi possono perdonare. Non ho alcuna autorità per perdonare per conto di coloro che sono stati massacrati. “

Il ricordo è l’arma più potente. La penna fluida e dolcissima dell’autrice mi ha tenuta incollata alla lettura fino alle ultime pagine.

Speriamo tutti di essere ricordati da parenti, amici e colleghi. Scriviamo libri, costruiamo monumenti e istituzioni che testimoniano la nostra esistenza. Ma i milioni di persone uccise nell’Olocausto hanno lasciato ben poche tracce.

Il blog ringrazia per la copia arch

La bambina di Auschwitz di  Tova Friedman – Malcolm Brabant,  pubblicato da Newton Compton Editori è un memoir attuale ed interessante. Storia e fantasie si uniscono tra le strade del mondo, mostrando dolore e speranza.

La Giornata della Memoria è un momento importante e “Ricordare” è fondamentale, soprattutto per rimediare ai torti e ingiustizie come il genocidio. Violenza gratuita che riprende voce annualmente, fortunatamente. La Soah rinasce tra le pagine del libro e grida il suo sdegno e unicità tra filo spinato e sogni. Una storia vera in grado di straziare l’ anima, la piccola Tova ha poco meno di quattro anni quando inizia a vivere l’ incubo dei campi di concentramento. Prima viveva nel ghetto con i genitori che fanno di tutto per restare uniti e proteggersi. Come tutti.
Tova Friedman, con l’aiuto dell’ amico Malcolm Brabant, ricostruisce nel dettaglio uno dei capitoli più duri ed agghiaccianti dello scorso secolo, lo sterminio del popolo ebreo. La bambina sopravviverà ma porterà fisicamente e psicologicamente gli strascichi della prigionia e della violenza inaudita vissuta. La liberazione russa fu un nuovo inizio e permise di tessere la trama della recente storia, senza filtri. D

Tra di noi c’era anche chi si era nascosto dai nazisti nelle foreste dell’Europa centrale, nutrendosi del cibo che trovava e integrando la dieta offerta dalla natura rubando ai contadini locali. Altri erano stati nascosti dai vicini non-ebrei dopo aver scucito una piccola fortuna per quel privilegio, per poi preoccuparsi del proprio destino quando i soldi finivano. Ma non tutti erano stati spinti al limite della resistenza dai tedeschi. Alcuni avevano sofferto sotto i sovietici, passando quasi tutta la guerra ai lavori forzati nelle tundre ghiacciate della Siberia.
Raccontavamo le nostre vicissitudini personali con disinvoltura, come se le avversità fossero routine. Di tanto in tanto, le storie venivano impreziosite da aneddoti eroici di persone che rubavano il cibo, sfuggivano al nemico e aiutavano i partigiani. Ci legava un senso di fierezza nel superare le avversità, e condividevamo una determinazione a integrarci in una società meravigliosa che ci accoglieva a braccia aperte quando moltissime altre nazioni ci avevano chiuso la porta in faccia.

Un libro forte e diretto come un colpo in pieno viso, diario del prima e dopo l’ Olocausto. I sopravvissuti alle brutture della follia umana in cerca di un posto nel mondo dove unire passato, presente e futuro. Una patria.

L’autrice viaggia molto, visita e vive in diversi paesi; la guerra le fa compagnia molte volte, troppe. Nonostante ciò la speranza scorre nelle vene insieme alla consapevolezza che deve rendersi portavoce dell’abominio vissuto. Fare riflettere il prossimo sull’importanza dei valori universali come la fratellanza, i diritti umani e suggerire di vivete la diversità come arricchimento. Un romanzo di formazione diverso dove il futuro prende forma nella metà dello scorso secolo e la Statua della Libertà accoglie i profughi dei campi di concentramento. Che difficilmente si integreranno a Manhattan e si rivedranno nell’apartheid. Passato e presente si intrecciano ed i traumi vengono curati grazie alle associazioni di volontariato dove professionisti aiutano i meno fortunati. Una comunità ebraica decimata ed ancora unita e coesa, consapevole che solo insieme si può fare la differenza.

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