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#poesia, Louise Glück, premio Nobel per la Letteratura 2020

Buongiornooooooo readers come state?

Oggi riprendiamo la rubrica di poesia del gruppo, streghe libresche. Perché anche noi blogger di abbiamo la nostra magia e si chiama Poesia! Questa  rubrica che ha cadenza quindicinale, vi propone testi poetici per confrontarci sui temi, lo stile, l’autore o le mille emozioni che possono scaturire dentro di noi!

Iniziamo..

Oggi vogliamo presentarvi la poetessa Louise Glückpremio Nobel per la Letteratura 2020 “per la sua inconfondibile voce poetica, che con l’austera bellezza rende universale l’esistenza individuale”. Bellissimo esempio a mio parere  del ruolo della poesia contemporanea nella vita individuale e sociale. Nella motivazione del premio si citano la chiarezza, la severità e il desiderio di essere universale della poesia di Glück, con un ovvio riferimento a Emily Dickinson.

Forse perchè sono ambedue particolari, raccontando l’io e la natura in modo realistico. Senza fronzoli e filtri. Le parole sono volute e ricercate e spicca l’equilibrio compositivio. Nulla è lasciato al caso, la forma è perfetta!

Purtroppo, di Louise Glück, ho trovato poco e niente in italiano, nonostante la sua fama internazionale la preceda( ha vinto un Pulitzer ed e famosa ed apprezzata a livello globale).

Chi è Louise Glück?

Il Premio Nobel per la Letteratura 2020 va alla poetessa americana Louise Glück.

Classe 1943,  Louise Glück ha già vinto numerosi premi, tra cui la National Humanities Medal (2015), il  National Book Award per la poesia (2014) e il Premio Pulitzer (1993).

Autrice di numerose raccolte di poesie, tra cui The Wild Iris (1992), Vita Nova (1999), The Seven Ages (2001), Averno (2006), Faithful and Virtuous Night (2014)

Insegna poesia all’Università di Yale.

Le sue opere

 Averno, recentemente tradotto da Massimo Bacigalupo per Libreria Dante & Descartes, mentre il libro con cui ha vinto il Pulitzer nel 1993, L’iris selvatico, sempre tradotto da Bacigalupo e pubblicato da Giano, è ormai introvabile.

Averno è la decima raccolta di poesie di Glück, per un totale di 12, ed è una riscrittura del mito di Proserpina, la figlia della dea Cerere, rapita dal dio Plutone che la trascinò con sé negli Inferi. Secondo gli antichi romani, uno degli accessi agli Inferi si trovava nell’Averno, ora un lago vulcanico nel comune di Pozzuoli, non lontano dal sito archeologico di Cuma, la cui fama sopravvive in nomi turistici come quello del bar “Caronte”.

“Estate dopo estate è finita,

balsamo dopo la violenza:

non mi fa bene,

che mi faccia bene ora;

la violenza mi ha cambiato.”

Un brano breve, intenso e significativo. Che esprime l’animo umano piegato dalla violenza umana o della natura.  Persefone rappresenta l’esperienza dell’incontro con l’altro che nonostante il buio, non si ferma.  Natura e uomo si sposano perfettamente nel bene e nel male e la poesia diviene il loro messaggero.

Le poesie di Glück, danno voce al cuore e l’animo attraverso le parole, esempio delruolo della poesia moderna nella vita contemporanea.

The Evening Star

Tonight, for the first time in many years,
there appeared to me again
a vision of the earth’s splendor:

in the evening sky
the first star seemed
to increase in brilliance
as the earth darkened

until at last it could grow no darker.
And the light, which was the light of death,
seemed to restore to earth

its power to console. There were
no other stars. Only the one
whose name I knew

as in my other life I did her
injury: Venus,
star of the early evening,

to you I dedicate
my vision, since on this blank surface

you have cast enough light
to make my thought
visible again.

La stella della sera

Stasera, per la prima volta in molti anni,
mi è apparsa nuovamente
una visione dello splendore della terra

nel cielo vespertino
la prima stella sembrava
crescere in fulgore
man mano che la terra si oscurava

fino a non poter diventare infine più buia ancora.
E la luce, ch’era la luce della morte,
pareva restituire alla terra

il suo potere consolatorio. Non c’erano
altre stelle. Solo quella
di cui conoscevo il nome

come nell’altra mia vita le recai
offesa: Venere,
stella del vespro,

a te dedico
la mia visione, ché su questo suolo spento

hai gettato quanta luce basta
a rendere il mio pensiero
visibile di nuovo.

Louise Glück
(traduzione di Anna Maria Curci)

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