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recensione Romance romance m/m

Recensione, Concerto In Sol Minore di Ivan Gambina

❤️Titolo: Concerto In Sol Minore

❤️Autore: Ivan Gambina

❤️Casa Editrice: Self Publishing

👉Data di Pubblicazione: 05 Aprile 2021

❤️ Genere: M/M

 

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TRAMA

Ambientato a Torino, nel 1985, questo romanzo narra la storia di Ernesto, un giovane insegnante di Pianoforte che, nel 1980, aveva lasciato la sua Milano per sposare Elena, la donna che amava più della sua vita. Dopo cinque anni di matrimonio, i due si trovano ad affrontare un doloroso evento, che minerà la loro stabilità e l’equilibrio di coppia. Contestualmente, Ernesto diventa professore al Conservatorio di Musica, coronando il suo sogno di sempre. Lì, fa la conoscenza di Alberto, il custode muto dell’Istituto, prossimo alla pensione, persona introversa, ma tanto sensibile. Da quel momento, una serie di eventi inattesi coinvolgeranno il giovane protagonista; primo fra tutti, il ritrovamento di un vecchio manoscritto, la partitura di un Concerto per pianoforte e violino, risalente agli anni Quaranta. Le vicende personali di Ernesto camminano parallele a quelle di Alberto, con il quale nascerà una solida, pulita e fraterna amicizia. Il loro incontro sarà fondamentale per entrambi: da una parte, Ernesto farà tesoro dei consigli del suo amico e imparerà a vedere il mondo con occhi differenti; dall’altra, Alberto riuscirà a fronteggiare la sfida più difficile, quella col suo passato.

Buongiorno, readers, oggi vi parleremo di autore di cui abbiamo recensito la prima opera. Un libro che ci è stato consigliato da un amico e scrittore. “La casa di Kimon” di Ivan Gambina è stata una piacevole scoperta, una boccata di aria fresca in un momento storico strano ed a tratti asfissiante. Ringraziamo l’autore per la proposta di collaborazione e l’invio dell’opera.  È stata una bella lettura ed un viaggio unico. La casa di Kimon” di Ivan Gambina è uno di quei libri che si ha voglia non abbiano la parola fine, insieme alla curiosità e l’empatia costruita con i personaggi. Una storia di amore totale e piena di pathos..(qui la recensione).

 

Ringraziamo l’autore per la copia arch.

L’autore torna a emozionarci con una nuova storia, Concerto In Sol Minore di Ivan Gambina. Una lettura che mi ha incuriosito sin dal titolo che mi ha riportato alla mente i concerti emozionanti dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. A Roma.  La musica riempie animo, orecchie e cuore. Concerto in sol minore è stato, per me, un tributo, all’opera omnia di  A. Vivaldi. Personalmente mi ha ricordato la vita pre pandemia che mi sono resa contro con il senno del poi, vivevamo con allegria e leggerezza. Ignari del futuro che ci avrebbe portato lontano dall’arte, la socialità e tutto quello a cui eravamo abituati.  Oggi torneremo in zona gialla, riapriranno con regole, restrizioni e attenzioni molte attività tra cui i cinema. Ma troveremo un equilibrio? Una soluzione? La lettura in questo momento di cambiamenti può essere un balsamo e un rifugio. Concerto In Sol Minore di Ivan Gambina è un viaggio nel tempo e nella memoria per ricordare chi e come eravamo. La storia è ambientata nel 1985, Torino. E  viene narrata  Ernesto, trentaduenne professore di pianoforte. Ernesto ama il suo lavoro, ha pazienza e passione da vendere…nella musica, come nella vita, esistono regole che non possiamo sovvertire. Qualcuno, prima di noi, ha provato a eseguire una scala di sette note, utilizzando ciò che Madre natura gli aveva dato a disposizione: la mano. Quando si rese conto che le sole cinque dita erano inferiori al numero delle note da suonare, inventò un modo per farle accavallare, così da non trovarsi mai nella condizione di dire:”Oh, caspita!E ora come faccio a proseguire?”. 

E’ sposato con Elena, lui ha lasciato Milano, dove era nato e cresciuto per amore. Ma non era un grande cambiamento, in fondo erano due grandi città. Diverse.

Anni ’80. Mentre Milano si apprestava a diventare la capitale italiana della finanza, della modernità e della movida, Torino si svegliava immersa in una crisi occupazionale che era anche una crisi esistenziale. Nella città delle fabbriche, raccontano i dati dell’epoca, non c’era rimasto molto da bere: “tra il 1981 e il 1991 Torino perde 154 mila abitanti. La popolazione non solo si riduce, ma è sempre più vecchia – fotografano gli analisti dell’Unione Industriale in un documento – A causa della profonda crisi recessiva, l’industria perde circa 106mila addetti. Cresce per contro l’occupazione nel terziario, ma non in misura tale da contrastare l’aumento del tasso di disoccupazione che sale dal 10,1% al 12,4%”. E’ in questo scenario che davanti alle cancellate del palazzetto dello sport del parco Ruffini si incolonnano migliaia di disoccupati. Il numero delle persone che non hanno un lavoro è così alto che le stanze degli uffici di collocamento non bastano più e per procedere all’assegnazione d’impieghi è meglio approfittare delle palestre. Le dinamiche con cui lo Stato si occupa dei disoccupati sono diverse. L’iniziativa privata dei centri di lavoro interinale non esiste ancora e anche negli stessi sportelli per il lavoro non è l’azienda a selezionare in base al curriculum ma le istituzioni a offrire posti di lavoro a seconda dell’esigenza di chi li cerca. Un metodo che, spiegano i cronisti dell’epoca, ricorda una lotteria, con tanto di numeri gridati a gran voce per indicare chi si è aggiudicato il posto disponibile. «Gli iscritti al collocamento sono passati da 22.288 nel giugno ’80 a 55.000 nello stesso mese del 1985 – racconta l’assessore al lavoro Franca Prest durante una riunione ospitata in Sala Rossa nel 1985 – Circa 20mila sono i giovani al di sotto dei 29 anni senza esperienza di lavoro». Dati allarmanti a cui l’amministrazione ipotizza di contrapporre soluzioni ancora attuali come quelle di corsi di formazione: «Turismo, terziario, commercio sono attività da rilanciare assieme a interventi di formazione delle nuove professionalità». (fonte)

Un racconto ben strutturato ricco di quotidianità routine e abitudine alternata a passione e dedizione. La vita familiare e professionale dei protagonisti si mischia agevolmente donando un quadro realistico al lettore. Mentre le pagine scorrono veloci come le situazioni e le emozioni. Problemi, scelte e destino si alternano affrontando problemi attuali come la sterilità. Una coppia che si ama e collaudata sente inevitabilmente i battiti dell’orologio biologico. Con tute le paure e insicurezze che esso comporta. Nessuno regala un libretto d’istruzioni o un patentino come per la macchina. E soprattutto esistono situazioni in cui si può sognare consapevolmente che fisicamente è solo un miraggio. Quindi magari si possono prendere in considerazioni altre possibilità. I. Gambina affronta la tematica con attenzione, delicatezza e intelligenza, descrivendo stati d’animo dei protagonisti con delicatezza.. Fu come una sciabolata in faccia, e da quel giorno, vissero mesi d’intima disperazione.. Ritrovato un nuovo equilibrio la coppia andrà avanti verso obiettivi personali e condivisi tra luci e ombre. Ernesto troverà, casualmente un nuovo amico, Alberto. Una figura paterna inaspettata che lo accettava totalmente, un amico. Che è rimasto al suo fianco anche quando il suo mondo si è sgretolato ed Ernesto ha pensato di aver perso tutto, la moglie, gli amici. Le sue poche e uniche certezze. Un romanzo intenso, dove la ricerca e crescita personale è basilare come le seconde possibilità. Un inno alla vita e la speranza..Allora lascia che sia il tuo cuore a decidere, non la tua mente.. Un puzzle dove nulla è come appare. Naturalmente non aggiungo altro oltre che il consiglio di leggere, Concerto In Sol Minore di Ivan Gambina.  Autore emergente unico è ormai per me una certezza. Ho divorato i suoi due libri, apprezzato tutti i personaggi che mi hanno coinvolto e sconvolto. Romanzi brevi e intensi che rimangono nella mente e nel cuore. 

 

Ivan Gambina, nato a Ragusa il 28/12/1982. Ha una passione per la musica, per i dischi in vinile, suona il pianoforte e la chitarra. Ha vissuto a Torino per 17 anni, dove ha conseguito una Laurea Specialistica in Storia dell’Arte. Oggi vive ad Albenga (SV) e svolge la mansione di Direttore dei Servizi Generali Amministrativi presso un Istituto scolastico dello Stato.

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