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Il labirinto delle nebbie di Matteo Cavezzali

Bruno Fosco è tornato vivo dal fronte della Grande Guerra, ma non è più l’uomo di quando è partito. Forse è anche per questo che accetta il ruolo di ispettore ai confini del mondo, ovvero nella stazione di polizia di Afunde, un villaggio nella palude del delta del Po in cui vivono solo donne, perché nessun uomo è sopravvissuto al fronte. Insidie, nebbia e cupe storie circondano il villaggio, mentre i suoi edifici sprofondano ogni giorno di più nel terreno fangoso.

Quando viene trovata morta Angelina, con un misterioso simbolo sul collo, comincia una vera e propria battuta di caccia al suo assassino dentro i labirintici percorsi della palude.

La bellissima e sfuggente Ardea sembra sapere molto di più di quello che si riesce a “leggere” dentro la realtà ingannevole e ancestrale dalla quale il forestiero è stato inghiottito assieme al suo sottoposto Della Santa e al vecchio e burbero anarchico Primo.

Su Fosco e Ardea, e su tutto il paese, incombe l’eredità di violenza che la guerra, come tutte le guerre, ha lasciato dietro di sé.

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Matteo Cavezzali prende le mosse, come è sua consuetudine, dalla realtà storica per toccare la pelle viscida di un luogo mitico e infernale dove la ricerca del mostro si trasforma in un intricato racconto di fantasmi attraversato da una sinistra ansia di giustizia.

Il 12 luglio è uscito in tutte le librerie e gli store online, Il labirinto delle nebbie (Mondadori) di Matteo Cavezzali. Dopo il successo di Icarus. Ascesa e caduta di Raul Gardini (minimum fax, 2018) e Nero d’inferno (Mondadori, 2019) l’autore torna con un giallo tricolore.

Infatti il romanzo è ambientato nella Romagna dei primi del novecento nel parco del Delta del Po, un luogo storico e magico. Dove passato e presente si fondono tra la zona paludosa e le leggende.

Come scriveva F. Holderlin, “Là dove c’è il pericolo cresce anche ciò che si salva”, proprio come nel paese di Afunde. Villaggio sconvolto dalla guerra che gli ha rubato tutti gli uomini, lasciando solo donne e bambini. Che in compagnia del parroco e del proprietario terriero della zona, andranno avanti tra raccolti e incombenze quotidiane.

Amazzoni che vivono in un territorio particolare, dove ogni goccia di pioggia lascia crateri aperto come cicatrici sulla crosta del mondo. Popolo unito dall’antica religione ricca di simboli e significati. Come l’uroboro, dal duplice significato. Metafora alchemica di una riproduzione ciclica, come la morte e la rinascita.

Afunde è abitata da persone che vivono seguendo e rispettando i ritmi naturali della terra che lavorano, coltivano e nutrono. E da qui ottengono il loro sostentamento. Sono legati tra loro.

Uno strano omicidio sconvolge la placida quotidianità della cittadina e sarà solo il primo di una serie. Giovani che riporteranno ferite e segni. Come se facessero parte di un rituale o vittime di un serial killer.

Bruno Tosco indossa sempre lo stesso modello di camicia, un po’ come Dylan Dog. Non ama le convenzioni ed ha un aspetto trasandato e ribelle. La guerra lo ha spezzato, perciò cerca rifugio nell’alcool. Elementi che mal si sposano con il suo ruolo nelle forze dell’ordine.

Un sopravvissuto che è ai margini della vita e viene inviato ad indagare nel piccolo borgo del delta.

I suoi pensieri prendono vita nelle parole che riporta in un quaderno che diverrà una sorta di libro nel romanzo. Metanarrazione fluida e potente in cui il passato prende vita, una storia nella storia.

Afunde e l’ispettore creano loro mal grado un rapporto ancestrale.

Afunde non è un borgo, ma il ricordo di un villaggio che sta scomparendo. In guerra mi sono interrogato molte volte sul valore che diamo alla vita(…). Eppure mi pare che la vita abbia un senso diverso, pare che per queste persone non abbia nessuna importanza.

Il nuovo ispettore dovrà risolve il giallo, aiutato dalle donne del posto. Decise, indipendenti e magnetiche. Ardea coinvolgerà sensi e pensieri di Bruno Fosco, mostrandogli frammenti di natura ed istinto dimenticati. Conducendolo verso le regole di un nuovo mondo contadino, superstizioso ed oscuro.

Il labirinto delle nebbie di Matteo Cavezzali è un romanzo dai toni scuri intrisi di giallo, dal ritmo cadenzato e stile scorrevole. L’attenzione ai dettagli è notevole e la punta di diamante, a mio parere, è l’ambientazione. L’autore è stato capace di guidarmi tra le strade della misteriosa cittadina, rendendo tutto molto vivido e tangibile.

Una lettura per me molto intensa e piacevole, che spesso mi ha meravigliato e lasciata senza fiato. Lo stile dell’ autore è ricercato, crudo ed estremamente descrittivo e minuzioso.

Un crime coinvolgente e dal finale sorprendente. Consigliato agli amanti del genere!

Matteo Cavezzali (Ravenna, 1983) è autore dei romanzi Icarus. Ascesa e caduta di Raul Gardini (minimum fax, 2018) e Nero d’inferno (Mondadori, 2019) in cui racconta la figura di Mario Buda, anarchico italiano emigrato negli Stati Uniti che fece saltare in aria Wall Street. Ha scritto anche Supercamper. Un viaggio nella saggezza del mondo (Laterza, 2021) e A morte il tiranno (HarperCollins, 2021) da cui è stato tratto l’omonimo podcast. Ha vinto il Premio Comisso e il Premio Volponi Opera Prima. È ideatore e direttore artistico del festival letterario ScrittuRa di Ravenna. Ha realizzato il podcast Bruno Neri, calciatore e partigiano per RaiPlay Sound.

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