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Questo post è stato rimosso: quanto possono cambiarci le grandi aziende tecnologiche.

Questo post è stato rimosso di Hanna Bervoets

“Allora, cos’hai visto?” è la domanda che tutti fanno a Kayleighmoderatrice di contenuti per una piattaforma online di cui non le è permesso fare il nome. È la protagonista di Questo post è stato rimosso, romanzo di Hanna Bervoets che vi scuoterà. E non poco.

Che cosa vede ogni giorno un moderatore di contenuti, o meglio chi si occupa di decidere se il post che abbiamo segnalato merita di rimanere online o venire rimosso? Vede molte cose, e le deve valutare a una velocità adeguata per mantenere dei buoni punteggi di produttività.

Ma ciò che gli passa davanti agli occhi non è non è mai una bella cosa. Testi, foto, video, dirette: dai contenuti su violenze sessuali a quelli pedopornografici, dalle teorie del complotto che minano l’informazione alla violenza gratuita su persone e animali.

Kayleigh lo sa bene, come tutti i suoi colleghi, ma non vuole raccontare ciò che ha esaminato, nonostante le immagini le impediscano di dormire. O le causino problemi con i rumori forti, le luci intense e i movimenti inaspettati ai margini del campo visivo. 

Alcuni dei suoi ex colleghi scappano non appena qualcuno si mette in fila dietro di loro al supermercato, o restano a letto finché non scende il buio e poi restano svegli finché non sorge il sole, e ancora dormono con un taser, angosciati dall’idea che i terroristi vengano a prelevarli di notte

“Qual è la cosa più orrenda che hai visto?”

Il blog ringrazia per la copia arch

Esce oggi, Questo post è stato rimosso di Hanna Bervoets edito da Mondadori. Un romanzo forte ed attuale che tratta molteplici problemi della società odierna, dai social al dark web fino al ghosting. Rapporti umani mixati tra reale e finzione. In cui ogni realtà viene filtrata dall’altra, come nella teoria dei vasi comunicanti.

Tutto e tutti sono connessi.

Questo post è stato rimosso di Hanna Bervoets

Hanna Bervoets ha voluto dare voce agli addetti ai lavori, coloro che guardano i video e post che vengono proposti e decidono sul loro futuro. E degli utenti. Persone che in un luogo e tempo imprecisato, per sopravvivere si dedicano ad ore ed ore di filmati a volte forti ed al limite del pelo sullo stomaco. I personaggi sono tutti ben caratterizzati ed emanano profumo di sconfitta e sopravvivenza. Indipendentemente dalla età e titolo di studi. Incompresi o persone che attualmente vivono al limite per scelta o per uno strano scherzo del destino.

Ma cambiando l’ ordine degli addendi, il risultato non cambia.

E l’autrice riesce a rendere perfettamente nitidi pensieri, stati di animo e relazioni umane. Che pur tingendoli di rosa, hanno il medesimo odore di marginalità. Le problematiche sono sempre vissute come sconfitte da combattere.

Le sindromi in agguato dietro l’ angolo.

Il processo di spettacolarizzazione ossessiva, caratterizza ormai tutti gli ambiti della società  occidentale. E’ la vetrinizzazione sociale, cioè l’amplificazione esagerata della funzione esercitata inizialmente dalle vetrine dei negozi verso le merci esposte, la quale si proietta, ora, dall’altra parte del vetro, sull’individuo stesso, che diventa inevitabilmente oggetto della messa in scena quotidiana, soprattutto attraverso l’uso dei media( fonte).

Ho trovato molto interessante la lettura di Questo post è stato rimosso di Hanna Bervoets edito da Mondadori. Romanzo breve, intenso ed intriso di diverse chiavi di lettura. Che spaziano dalla psicologia all’antropologia sino alla sociologia. Le fonti sono interessanti e squarciamo il velo di Maya dei social, mettendoli a nudo insieme al loro rapporto con utenti e operatori del settore. Che mi hanno ricordato molto gli operatori frustati incontrati in un classico del settore, il film” Tutta la vita davanti” di P. Virzì. Il canone comune? Lo sfruttamento va bene per chi non ha la capacità di ambire a qualcosa di meglio.

Approfondimenti

Era il 2010 quando nacque il comitato di controllo di facebook, per valutare le decisioni sulla rimozione dei post presi dal social network.  Scritti che violavano regole di buonsenso e legislative come violenza verso minori, animali, pornografia e molto altro. In America esisteva la “sezione 230”  del Communications Decency Act, norma che esimeva i social da ogni responsabilità sui contenuti pubblicati dagli utenti. Per cui Trump aveva chiesto la revisione.In America esisteva la “sezione 230”  del Communications Decency Act, norma che esimeva i social da ogni responsabilità sui contenuti pubblicati dagli utenti. Per cui Trump aveva chiesto la revisione. Ottenendola e poi con una sola firma Biden ha ripristinato la Section 230, revocando l’atto legislativo che mirava a ridimensionare le protezioni legali dei social media. Ora le piattaforme di social network saranno nuovamente protette da azioni che le ritengono responsabili dei loro contenuti. E poi esiste il diritto all’ oblio. Molte persone sentono il bisogno di eliminare foro, video e altri contenuti condividi che non gli appartengono più.

In Italia questo diritto è introdotto dall’articolo 17 del del GDPR, che tiene conto del diritto di richiedere la deindicizzazione stabilito dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea con la sentenza c.d. Costeja. Con l’avvento dei social network, come Facebook, Instagram Twitter, LinkedIn etc. tutto è cambiato. La possibilità per tutti di postare e far valere il proprio pensiero, anche in ossequio al diritto della libertà di pensiero costituzionalmente garantita, contribuisce a creare una pluralità di voci. E non è infrequente infatti che molti post su Facebook siano votati alla violenza, l’incitazione all’odio e violino le linee guida da questo prodotte Oltre che diffamazione, stalking e molto altro ancora.