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Review party, "Bianca"

Sinossi

La vita va sempre avanti senza copione. Non ci trova mai pronti.
Per sentirsi legate da una profonda, innata complicità, non è indispensabile conoscersi da tanto tempo. È quello che Costanza e Silvia scoprono incontrandosi per caso in un’occasione di lavoro: in un batter d’occhi si riconoscono e si rivelano tutto di loro stesse, compreso il desiderio di essere madri, che diventa il centro delle loro confidenze. Costanza ha trentacinque anni e un matrimonio solido. Silvia è poco più grande di lei e separata di recente. A distanza di pochi mesi l’una dall’altra, si ritrovano entrambe in attesa di un figlio. Le loro giornate scorrono all’unisono, nutrite dalla stessa felicità, dalle stesse speranze. Fino a quando il destino decide di stravolgere ogni previsione. Spinte in direzioni opposte, le due amiche si trovano costrette a guardare le loro vite allo specchio, nel confronto continuo tra quello che è e quello che invece sarebbe potuto essere. Un incrocio di coincidenze difficile da comprendere le spinge verso un futuro incerto, tutto da ridisegnare. Vicine e lontane nello stesso momento, attraverseranno la rabbia, il rimpianto, la solitudine, la diffidenza, nel tentativo necessario di essere, nonostante tutto, madri. L’esordio di Francesca Pieri è un romanzo potente, vero in un senso più profondo di “autobiografico”. È soprattutto una sottile, coraggiosa indagine sull’amicizia femminile e sui meccanismi che accompagnano le scelte più complesse, quelle che riguardano la maternità e la vita nel suo divenire.
Recensione di Alycia Berger
Bianca è un romanzo che narra in primis l’amicizia tra due donne, Costanza e Silvia.
Conosciutesi per questioni lavorative, le due entrano molto facilmente in confidenza arrivando a instaurare un rapporto di complicità nel giro di poco tempo. Costanza ha un matrimonio solido, Silvia invece è fresca di separazione. La prima ha una personalità genuina e istintiva, la seconda più impostata, capace di nascondere le reali emozioni dietro una maschera di apparente serenità. Entrambe tuttavia hanno qualcosa in comune: non sono ancora diventate mamme. Inizialmente questa condizione sembra essere ben accetta da parte di entrambe, arrivando a considerarsi poco adatte al ruolo di madre. Questo, però, sembra celare la frustrazione di un desiderio mancato, che va ad acuirsi quando un giorno Silvia rimane incinta. Costanza, se da una parte è felice per l’amica, dall’altra accoglie questa notizia come un tradimento da parte di Silvia nei suoi confronti, dal momento che è venuta a meno delle promesse fatte e dei progetti costruiti fino a quel momento. Esprime quindi la sua rabbia, felicità e frustrazione parlando in seconda persona, come se si rivolgesse direttamente all’amica, ottenendo come risultato una maggiore compartecipazione da parte del lettore. Tutto questo fino a quando anche Costanza non rimarrà incinta e da quel momento la loro amicizia sembra ritornare a essere quella di una volta, condividendo però qualcosa in più: la maternità.
I progetti si moltiplicano, la voglia di veder nascere e crescere i propri figli è tanta, ma non sempre tutti i piani vanno in porto.
Questo libro non parla solo di amicizia e dei suoi meccanismi nel momento in cui si insinuano nel rapporto decisioni e desideri che mettono in seria discussione noi stessi e le persone coinvolte, ma tratta anche di temi molto delicati e struggenti. È una storia in cui mamme e padri un giorno devono far fronte a notizie terribili, un racconto che vede mamme costrette – dopo una decisione sofferta ma necessaria – ad assistere all’ultimo battito di cuore del proprio figlio in grembo, non prima di aver ricevuto l’ultimo calcio in pancia. È una storia che ti fa capire che la vita può essere ingiusta ma non per questo non bisogna amare il suo frutto imperfetto. Insegna a reagire e ad andare avanti. È difficile raccontare il dolore di queste esperienze se non lo si è mai provato, e spero davvero di non averci mai a che fare. Mi è bastato leggere questo libro per percepirne un po’, complice la scrittura in prima e seconda persona insieme alla bravura dell’autrice nel descrivere ciò che si prova prima e dopo questo evento traumatico. La scrittura è limpida, empatica e arriva dritta al cuore.
Davvero commovente il finale, mi sono fatta un’immagine tutta mia e ogni volta che scorgerò la copertina mi ritornerà in mente. Consiglio questa lettura breve ma intensa. 
Alycia Berger
Voto: 4,5
 

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