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Review Tour, Non sono una signora di Melania Breath

Buongiorno readers, oggi vi parleremo di una novità editoriale che non ci ha molto convinto, Non sono una signora di Melania Breath. Vi spiegheremo pregi e difetti di quest’opera…..

Sinossi

 

Irene ha quarantacinque anni e tanta voglia di riscatto. Non sa che la vita, quella stessa che le ha portato sacrifici, delusioni e qualche gioia, ha ancora in serbo per lei un’opportunità. Irene avrà fra le mani il potere di spezzare le catene del passato, ma il suo mondo accetterà il cambiamento o le presenterà il conto?

 

 

Ho letto questo libro in occasione del suo Review Tour al quale ho preso parte ed ho volutamente, in accordo con l’organizzazione, pubblicare la mia recensione, fuori review. Perchè?

Review party/tour è un evento che serve per promuovere il libro, risultato di fatica da parte dell’autore e la casa editrice. Noi bookblogger non siamo critiche letterarie, è solo l’esperienza, a volte gli studi svolti(come nel nostro caso) e la passione a metterci in grado di esprimere i nostri pensieri e valutazioni su un testo. Noi di libera_mente non siamo retribuite per le recensioni che leggete e non accettiamo restrizioni, siamo anime libere che amano la lettura e condividere il proprio punto di vista.

Questa era una premessa necessaria, che vi spiega anche cari readers perchè è difficile che sul blog troverete recensioni totalmente negative o stroncature. Abbiamo grande rispetto del lavoro e libertà di pensiero altrui. Nonostante le ipocrisie, le guerre sotterranee e meno dei social.

Ma veniamo al libro di oggi, Non sono solo una signora di Melania Breath. La sinossi è breve e incuriosisce..

Irene ha quarantacinque anni e tanta voglia di riscatto. Non sa che la vita, quella stessa che le ha portato sacrifici, delusioni e qualche gioia, ha ancora in serbo per lei un’opportunità. Irene avrà fra le mani il potere di spezzare le catene del passato, ma il suo mondo accetterà il cambiamento o le presenterà il conto?

 

Un libro originale a suo modo, osa ed esce fuori dai soliti schemi a cui siamo abituate;  l’autrice ha uno stile pulito, chiaro, diretto. Forse fin troppo. Irene, la protagonista proviene da una situazione familiare a dir poco disastrosa, la madre è una prostituta, il padre un poco di buono. Lei si sente da sempre sola, incompresa ai margini. Per certi versi è cresciuta prima del tempo, per altri è rimasta cristallizzata nelle difficoltà. Per completare il quadretto diciamo malinconico, a  diciassette anni rimane incinta. Di due gemelle. Si sposa e….inizia il suo racconto. Un unico punto di vista che ripercorre la via dei ricordi, pagine fitte di riflessioni ed aneddoti. Un diario introspettivo, a ritroso nel tempo.

Lo stile dell’autrice è particolareggiato e poco scorrevole, i personaggi secondari forse sono troppi e di poco spessore. Irene è la protagonista, nel bene e nel male, il resto è contorno. L’elemento psicologico è quasi assente. Sicuramente una scelta voluta dall’autrice, molto azzardata. Seppur il testo tocchi argomenti importanti ed attuali come la maternità, la devianza, le dipendenze ed il rapporto generazionale, il libro non svolta, non prende, non coinvolge.

Una lettura particolare e  per nulla semplice.

Irene è forte e fragile, caparbia e sottomessa. Poliedrica ed unica voce narrante. Solo POV che porta rancore, ha lottato ed a volte fallito. Una esistenza contornata da mancanze che ha cercato di evitare alle figlie che sono agli antipodi. Nonostante il suo sacrificio ed amore. L’una è l’opposto dell’altra unite da una madre coraggio che a volte si è rintanata nella sua caverna ed un padre assente e bugiardo.

La mia acqua è servita a riempire i bicchieri degli altri

 

Dare e non ricevere? Neanche da se stessa? Questa sembra essere lo status di Irene che tra le figlie ed un nuovo amore vive sensi di colpa intrisi di dubbi e felicità. Contro il paese, la gente, le chiacchiere. Nè Giovanna D’Arco, nè Biancaneve. Un ibrido di sentimenti e parole.
Una donna bloccata nella sua stessa vita, incapace di reagire e farsi valere o almeno volersi bene.

Personalmente non ho carpito la vera natura di Irene, i suoi sogni, speranze e animo.

Ho voluto arrivare alla parola fine, ma ho faticato, tentennato. Il libro non scivolava, mi ha lasciato mille dubbi ed ho meditato prima di scrivere questa recensione. Perchè la trama potrebbe  reggere  bene se espressa diversamente, l’idea e lo sviluppo sono buoni. Forse uno stile più liscio, con maggiore attenzione all’elemento psicologico di tutti i personaggi senza lasciare intendere o indovinare al lettore reazioni e situzioni, potrebbe fare la differenza. Nonostante il POV unico, che potrebbe diventare alternato, dando voce magari anche alle gemelle o almeno una di loro, per fornire ulteriori chiavi di volta e lettura.  Una sola voce narrante ricorda un diario, come le memorie di Adriano, Casanova o Anna Frank. Personaggi diversi per epoche e storie, che hanno tramandato le loro parole nel tempo. Magari non sarà questo il caso di Irene, protagonista di  Non sono una signora di Melania Breath, e magari in virtù di ciò, si potrebbe pensare di alleggerirlo e renderlo più contemporaneo. In fondo si tratta di un romance e non di un trattato sociologico o psicologico. La storia è interessante, potrebbe fornire buoni spunti ed anche i protagonisti potrebbero essere approfonditi invece che essere degli spettatori alle azioni di Irene.

Naturalmente questa è la mia personalissima e modesta opinione, se vorrete esprimere la vostra, ne sarò lieta.

 

Alla prossima lettura!

 

 

 

 

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