Libera_mente

"Un gatto passa e si scrolla Shakespeare dalla schiena", Charles Bukowski

SEMrush

Segnalazione, “Stanza 128”

“Stanza 218”

di

Giacomo Ferraiuolo

Link d’acquisto:
Ebook

Cartaceo

Sinossi:

Doveva essere una vacanza spensierata per Antonio e sua madre, da trascorrere a casa di zia Adele. Si ritroveranno invece prigionieri di una follia che dilagherà priva di freni, facendoli sprofondare in un labirinto senza fine di rancore e vendetta. In questo humus di malvagità, e tormentato dal suo passato, Antonio scoprirà che i suoi incubi sono reali e che non c’è via di scampo quando il male è accanto.

Dall’autore di Nora, l’horror che ha terrorizzato e conquistato i lettori, un prequel che riprende le stesse atmosfere claustrofobiche, tramutando le paure più agghiaccianti in terribili realtà.

Qualcosa intonò una lode. Una voce profonda fece tremare i mobili e il pavimento. Si accodarono altre voci a essa e le ombre divennero forme umane, si trasformarono in esseri pallidi che la fissavano con occhi colmi di amore e bocche pregne di morte.
Allungarono le loro mani magre e pallide verso di lei e l’accarezzarono. Si strinsero sul ventre e Anna, scossa dalle convulsioni, iniziò a vomitare sangue imbrattando il pavimento, con il volto ridotto a una maschera di dolore e disperazione.
Affondò le unghie nella pelle del divano e strappò via rivelando un groviglio di capelli neri e secchi che riempiva i cuscini.
Gli occhi le rotearono indietro. Il bianco pallido risaltò contro tutto il sangue che continuava a sputare.
Adele scoppiò a ridere, in cima alle scale, al suo fianco Davide e quattro donne vestite di nero.
Anche loro imitarono la padrona di casa e le loro grida di piacere tuonarono coprendo il rumore sordo del corpo di Anna che batteva contro il pavimento.

Lucia si voltò.
Una delle bambole di pezza era caduta a terra. Poggiò la fotografia e si precipitò a raccoglierla. Le diede un bacio sulla guancia e la rimise al suo posto.
Qualcosa scivolò nel buio. Un lezzo improvviso si alzò attorno a lei.
Un’altra bambola cadde più avanti, la donna rimase immobile con gli occhi sbarrati.
Ne cadde un’altra.
Poi due.
Un vento improvviso d’ira le sbatté tutte sul pavimento. Lucia gridò, il corpo irrigidito dal terrore, gli occhi sgranati.
Qualcosa l’afferrò dalle viscere; la paura divenne così reale che la costrinse a piegarsi in due, come un mozzicone di sigaretta vecchio. Cadde anche lei a terra, di fianco al cimitero di bambole silenziose.
L’urlo si trasformò in un gorgoglio e cominciò a ripetere come se fosse una cantilena: «Non vedo, non sento, non parlo. Non vedo, non sento, non parlo. Non vedo, non sento, non parlo. Non vedo, non sento, non parlo…» la voce crebbe d’intensità distorcendosi per il terrore ancora vivo dentro di lei.
Allungò la mano tremante verso il cassetto di un mobile e sfilò una forbice arrugginita.

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