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Sette blog per un autore,Sadie Jane Baldwin con A dangerous girl.

Buon venerdi readers, eccoci con la nostra rubrica settimanale, 7 blog per un autore,blogtour realizzato in collaborazione con altri sei blog, da un’idea di Federica di Gli occhi del lupo. Come sempre la nostra tappa è dedicata al messaggio che l’autore vuole lasciare con il suo romanzo racchiuso in una immagine.

 

Blog che vi partecipano:
LUNEDÌ – Tutto sul romanzo – IO AMO I LIBRI E LE SERIE TV
MARTEDÌ – Ambientazione – IN COMPAGNIA DI UNA PENNA
MERCOLEDÌ – Cast Dream – TRE GATTE TRA I LIBRI
GIOVEDÌ – Un messaggio da scoprire – ANIMA DI CARTA
VENERDÌ – Un’immagine che racconta – LIBERA_MENTE
SABATO – Intervista all’autore – VENTO DI LIBRI
DOMENICA – Intervista al personaggio – GLI OCCHI DEL LUPO
Questa settimana ospitiamo, Sadie Jane Baldwin con A dangerous girl.

Autore: Sadie Jane Baldwin

Titolo: A dangerous girl

Genere: Time Travel romance

Narrazione: prima persona al presente, doppio pov

Data di pubblicazione: 10 febbraio 2021

Prezzo e-book: 0,99 i primi giorni

Prezzo cartaceo: 12 €

Lunghezza di stampa: 339

Casa Editrice: self publishing

Serie: romanzo autoconclusivo

 Trama:

“Come ho fatto a finire in Scozia?” Questa è la domanda che si pone Emma, giovane francese che vive in Inghilterra, quando comprende dov’è.

Come farò a sopportarla?” Questa è la domanda che gira nella testa di Ian, capo clan degli Elliot, che si trova costretto, contro la sua volontà, a sposare la ragazza più bella e più stramba che abbia mai visto.

Emma è appena stata abbandonata all’altare e come se questo non bastasse ha perso il lavoro e pure la voglia di divertirsi.

Ian è un uomo rude, che incute timore a prima vista. Vive in un maniero con venticinque stanze da letto, ha una cuoca e uno stuolo di domestiche pronte a tutto pur di catturare la sua attenzione. Ha perso la stima nelle donne, soprattutto se inglesi, da quando la sua promessa sposa è scappata il giorno delle nozze.

Emma e Ian vivono in due mondi e due tempi diversi, ma sono destinati a trovarsi, a scontrarsi e infine a condividere uno strano sentimento. E, anche se le loro vite sono totalmente incompatibili, dovranno affrontare ciò che il destino ha scelto per loro.

La loro sarà una strana avventura, all’insegna di una nuova vita e di un nuovo amore.

 Estratto n° 1: «Mai dire mai, sorellina…» commenta scettica. «E se un giorno ti trovassi di fronte all’uomo della tua vita? Quello che ti stenderà con un bacio da dieci e lode?»

Un bacio da dieci e lode. Quelli di Anthony a quanto arrivavano? A volte mi baciava da otto, ma ogni tanto rigirava la sua lingua come se fosse un frullino elettrico e mi riempiva di saliva, quindi un sei meno. Una media del sette scarso. Troppo lontana dal dieci, lontanissima dal dieci e lode.

4- Estratto n° 2: Joanna chiude la porta e l’effetto è quello di un tuono improvviso che mi fa sobbalzare, poi si avvicina a me furibonda, mi assesta uno schiaffo sulla testa e subito dopo un altro, visto che non sono abbastanza veloce da spostarmi.

«Ehi, ma che ti prende?»

Punta un dito contro il mio petto.

«Sei uscito di senno? Da quando in qua rapiamo le donne?»

Poi scosta una sedia e, per nulla pentita, m’invita a sedermi. Da come mi guarda, sono certo che l’impicciona abbia intenzione di strigliarmi per bene. Accetto il suo invito, ma le getto un’occhiata minacciosa mentre rispondo alla sua domanda.

«Non l’ho rapita…» la rassicuro immediatamente, cercando di trattenere la collera che mi assale. «L’abbiamo trovata al nostro campo mezza nuda; è come se si fosse consegnata a noi.»

«Credi di essere spiritoso?»

Le lancio un’occhiataccia e incrocio le braccia al petto. «Neanche per sogno.»

5- Estratto n° 3: «Beh, non hai visto quanto è graziosa?»

«Dipende da cosa intendi per graziosa.»

Mia sorella mi fissa senza capire.

«Me ne frego della sua bellezza, la trovo noiosa» osservo irritato.

«Quello che è noioso per te, potrebbe essere bello per qualcun altro. E poi ha dei modi di fare cortesi, molto educati.»

Certo, come no. Una vera nobildonna. Con un gancio destro da paura.

«Ha una lingua tagliente che andrebbe smussata.»

«Ma che dici, non ha quasi aperto bocca.»

«Un’insopportabile bisbetica, ecco che cos’è.»

«No, no, no, io credo alla sua storia, sei tu che sei sempre prevenuto e vedi complotti e cospirazioni a destra e a manca.»

«Diciamo che sono cauto.» E anche lento a scansarmi, a quanto pare.

«No, tu non vedi oltre il tuo naso.»

Ci vedo anche troppo, invece. Ho ancora davanti agli occhi un fondoschiena che urla ‘palpami’.

6- Biografia: Sadie Jane Baldwin è sposata, ha tre figli e vive in Italia. Fin da bambina dimostra una scarsa propensione per lo sport e una passione sfrenata per il mondo dei libri. Quando non scrive, la puoi trovare tra i fiori del suo giardino, impegnata a coltivare le sue rose, oppure immersa nella lettura di un buon romanzo. Solo di recente ha scoperto l’amore per la scrittura e quando ha un momento libero cerca di coltivare anche le proprie storie romantiche.

7- Pagina Facebook autrice: https://www.facebook.com/sadiejanebaldwinautrice/

8- Profilo Facebook: https://www.facebook.com/sadie.jane.baldwin

9- Profilo Instagram autrice: sadie_jane_baldwin

Un’immagine che racconta

Proponici una o più immagini rappresentative del tuo romanzo spiegandone la scelta

Prima di iniziare, vi ringrazio per l’ospitalità e per avermi permesso di partecipare a questa iniziativa.

Foto n° 7 Prigione: Questa immagine non esprime esattamente la mia idea del luogo dove Emma è stata condotta, ma è l’unica che ho trovato in rete. Lascio quindi che sia la stessa Emma a descrivere la prigione. La cella dove mi hanno rinchiuso sembra un sepolcro: è fredda e buia. Il pagliericcio sul quale sono seduta puzza di muffa ed è duro come la pietra. Ho mani e piedi intirizziti, quasi non li sento più. Batto i denti e mi tiro lo scialle sdrucito e liso sulle spalle; sono in preda ai brividi da ore. Mi raggomitolo su me stessa, avvicinando le ginocchia al petto e stringendole con le braccia, in cerca di trattenere il calore corporeo. Non ricordo di aver mai avuto tanto freddo. Osservo le pareti di nuda roccia, la porta con le sbarre di ferro, il pavimento cosparso di paglia, la ciotola ancora piena di una sbobba bianchiccia e disgustosa, il vaso per la notte dove sono costretta a fare i miei bisogni e un brivido di disgusto mi stringe lo stomaco in una morsa. Le ore qui passano lentamente, troppo lentamente. I giorni si susseguono tutti uguali. Riesco a capirlo dalla luce che entra attraverso una finestrella situata troppo in alto perché possa sporgermi e guardar fuori. La stessa finestra che lascia entrare un po’ di luce e intrufolare il gelido respiro del vento. Mi ha rinchiuso nelle segrete del castello, nel luogo più sinistro che abbia mai avuto modo di vedere.

Foto n° 8 Castello: Nella mia immaginazione, il maniero degli Elliot era simile a quello nella foto. Emma lo descrive in questo modo quando lo vede per la prima volta. Il suo aspetto è quasi magico e compensa le ardue ore trascorse a scarpinare su e giù per le colline scozzesi. Mi aspettavo qualcosa di medievale, una grande fattoria dal tetto di paglia, pittoresca e accogliente, magari ricoperta di edera a dare un tocco rustico, o una piccola fortificazione mezza diroccata e fatiscente, e invece mi trovo davanti a un maniero dal fascino incantevole e quasi fiabesco, con una scalinata di pietra che conduce a un massiccio portone di legno. La mia prima impressione è che sia una fortezza solida e robusta, progettata per essere accogliente e piacevole alla vista. L’edificio è disposto su tre livelli, ha mura imponenti fatte di pietre e finestre a feritoia solo al pian terreno, mentre sono di misura normale nei due piani rialzati e nelle ali che la fiancheggiano.

Foto n° 8 bis Uomo in kilt: Domanda: Si vocifera che sotto il kilt gli scozzesi non indossino la biancheria, sarà vero?

Risposta: (più o meno seria) In realtà, gli scozzesi indossano le mutande sotto al kilt, perché il tessuto di lana, a contatto diretto con la pelle (leggi zebedei), dà un fastidioso prurito che vanifica l’effetto liberatorio e trallalà dovuto all’assenza di biancheria intima. Solo gli Highlanders di qualche secolo fa indossavano il kilt senza mutande, e lo facevano semplicemente perché, ai loro tempi, quell’accessorio non era stato ancora inventato. Oggi, il kilt si indossa solo nelle grandi occasioni, come i matrimoni oppure gli Highland Games.

Il kilt si abbina con i seguenti accessori.

Sporran: è una tipica borsa, in genere di pelle, che si indossa all’altezza della vita e si posiziona sul davanti (a coprire eventuali alzabandiera). Oggi è utile per metterci il cellulare e il portafoglio, ma in passato conteneva soldi, cibo, chiavi e chissà che altro.

Spilla: per tenere vicine le due estremità della stoffa. Caso mai arrivasse un’improvvisa folata di vento.

Calzettoni spessi: alti fino al ginocchio, perché l’inverno scozzese ha temperature quasi polari.

Pugnale: lo “Sgian Dubh”, che viene infilato nel calzettone destro (sinistro per i mancini), lasciando visibile solo il pomello. Perché, diciamocelo, se giri in gonna e senza mutande, è meglio farlo armato, no?

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