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Buongiorno readers, oggi vi parleremo dela nuova uscita della a Little Black Dress  un bellissimo saggio dal titolo: The Shining di Stanley Kubrick – un’analisi del film di Eleonora Della Gatta.

 

Sinossi

Cosa lega la pellicola The Shining di Stanely Kubrick a uno dei più noti saggi freudiani sul perturbante? Può un film, superficialmente catalogabile come di “genere”, essere invece un contenitore di significati ben più complessi e articolati, che spaziano dalla tecnica registica pura ai risvolti psicologici più nascosti e complessi?
In questo testo si cerca di affrontare con metodo un’analisi completa di un film iconico, abbracciando un ventaglio di ipotesi e teorie che ci mostrano The Shining come una delle produzioni più complesse e ricche di retroscena della storia del cinema.

 

 

Di

 

 

S.Kubrick, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, uno dei più grandi cineasti della storia del cinema, è stato anche direttore della fotografia, montatore, scenografo, creatore di effetti speciali, scrittore e fotografo. Una figura enigmatica e poliedrica, un artista quasi ossessivo che studia, pensa, crea prima di ogni lavoro.

Le sue  ricerche verso «le percezioni extrasensoriali e i fenomeni paranormali», lo portarono ad  un romanzo di Stephen King del 1977, “Shining”.

 

 

Che relazione può esistere tra il cult cinematografico ed Il padre della psicoanalisi?

 

 

 

Titolo originaleThe Shining
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneStati Uniti d’AmericaRegno Unito
Anno1980
Durata119 min (originale europeo)144 min (Extended Edition – Versione Americana)

146 mn (Première cut)

Genereorrorethriller
RegiaStanley Kubrick
SoggettoStephen King (romanzo)
SceneggiaturaStanley Kubrick, Diane Johnson
ProduttoreStanley Kubrick
Produttore esecutivoJan Harlan
Casa di produzioneWarner Bros.Hawk Films,

Sinossi

 

Smessa la professione di insegnante, Jack Torrance si reca ad un colloquio di lavoro per un posto come guardiano invernale di un isolato hotel del Colorado, un impiego che spera possa diventare anche un’opportunità per sviluppare le sue ambizioni come romanziere.

Durante il colloquio, il Sig. Ullman, direttore dell’albergo, gli racconta di uno dei precedenti custodi, il Sig. Grady, che uccise sua moglie e le sue due figlie in seguito ad un crollo nervoso causato appartentemente dall’isolamento nell’hotel. Tutt’altro che scoraggiato, Torrance non vede l’ora di spendere l’inverno nell’Overlook Hotel a scrivere, nonostante la preoccupazione di sua moglie Wendy e del piccolo Danny. Danny è dotato di un particolare potere psichico, lo shining, e ha delle visioni orrorifiche sull’hotel che lo spaventano.

I Torrance sono guidati all’interno dell’hotel mentre tutte le persone dello staff si preparano a partire. Halloran, il cuoco, anch’egli dotato di poteri percettivi, spiega a Danny che gli eventi passati accaduti nell’hotel possono essere pericolosi per quelli che hanno “il dono” e lo avverte di stare lontano in particolare dalla stanza 237.

Non appena i Torrance si sono ambientati, le misteriose forze negative dell’hotel iniziano a farsi sentire. E un giorno, trovando la porta aperta, Danny non riesce a resistere alla tentazione di entrare nella stanza 237…

Citato dal regista come uno dei riferimenti principali per la creazione del suo film, Il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare.

Il concetto di “Perturbante” (introdotto in ambito psicologico per la prima volta dallo psichiatra tedesco Ernst Jentsch nel 1906) è sviluppato da Freud nel suo breve ma denso saggio del 1919 dal titolo omonimo (“Il Perturbante”, in tedesco: “Das Unheimlich”). A questo concetto Freud aveva già fatto cenno in una breve nota a piè pagina di “Totem e Tabù”(1912-13, pag.92), parlando del “modo di pensare animistico”. Il significato di tale termine ricade sotto l’ombrello semantico dello “spaventoso”, del “terrifico”, e tende a coincidere con tutto ciò che ci disgusta, ci offende, ci spaventa, dando così una forma ad un’esperienza emotiva che fa traballare momentaneamente le nostre certezze acquisite, le nostre consuete categorie di interpretazione del mondo. L’interesse di Freud per quest’area dell’esperienza umana si focalizza, nel suo saggio del 1919, in particolare intorno a quelle produzioni artistiche e letterarie che maggiormente fanno leva sull’evocazione del “soprannaturale” e dello spaventoso per coinvolgere il lettore/fruitore e condurlo verso un’esperienza emotiva micro-traumatica nella quale l’affetto principalmente indotto è appunto quello della paura.

Scrive Angelo Moroni

Quindi, ricapitolando, il film presenterebbe delle anomalie espressive, non è rispecchia i canoni classici dell’horror. Come ad esempio la luce forte e costante nelle stanze dell’OverlookHotel. Questi concetti ed esempi sono solo parte delle mie ricerche iniziate grazie al libro The Shining di Stanley Kubrick – un’analisi del film di Eleonora Della Gatta. Una lettura diversa sin dalla prefazione in cui l’ autrice l’origine di questo saggio.

Prima di tutto, Stanley Kubrick sceglie un sistema affine a tutte le opere horror prodotte tanto nella cinematografia quanto nella letteratura di genere: ai personaggi della trama capitano cose terrificanti che li atterriscono e, oliando i meccanismi di proiezione e identificazione attraverso una caratterizzazione studiata nei minimi dettagli, tra mimica e dialoghi calibrati al millimetro, tali accadimenti terrorizzano di conseguenza anche lo spettatore (ormai immedesimato e quindi “vittima” di ciò che gli viene mostrato).

 

Un libro scorrevole, interessante e ben strutturato. Il che’ non era scontato considerando la tematica e che ho frequentato scienze della comunicazione. Sono cresciuta guardando pellicole e leggendo di cinema. L’autrice suggerisce, asserisce d stuzzica magistralmente la curiosità del lettore, analizzando il famoso film..vedremo che anche altri capisaldi dell’horror d’autore contribuiranno a tessere una tela articolata di doppi sensi sia interpretativi sia visivi.

 

 

The Shining di Stanley Kubrick – un’analisi del film di Eleonora Della Gatta fornisce retroscena, spunti e chicche del capolavoro cinematografico, ricordando l’importanza del libero arbitrio che è presenta e salsa nell’opera.il regista volutamente non fornisce troppi dettagli in scene e situazioni, per fare in modo che ogni spettatore crei una sua opinione. Una sua versione. L’autrice paragona il film con i miti greci, le favole e.. molto altro ancora.. lascio a voi la magia della scoperta. Anticipandovi che il libro è un mix tra il saggio e l’inchiesta, sviscera il film rendendolo oggetto di studio e riflessioni. Un feticcio meraviglioso.

Consigliato a cinefili e non solo..

 

 

The Shining per gli amanti del genere è una vera e propria pietra miliare. Un capolavoro di tensione narrativa abbinato a una stupefacente tecnica filmica che reca con sé – come abbiamo potuto vedere – diverse innovazioni registiche, una sceneggiatura ad hoc, una fotografia che lascia il segno, una recitazione calibrata al millimetro e una scelta musicale così azzeccata da fondersi inscindibilmente con la storia che racconta, diventandone quasi marchio inconfondibile.
Ciò che ne consegue è un’armonia di voci che rende iconico questo “prodotto..

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