Libera_mente

"Un gatto passa e si scrolla Shakespeare dalla schiena", Charles Bukowski

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Un regalo sotto l’albero

Titolo: Sotto le apparenze

Autore: Elena Carletti

Genere: Thriller

Casa editrice: Self publishing

Prezzo: 0.99€ formato ebook/ 6.85€ formato flessibile

Pagine: 243


Trama 

La vita dell’avvocato Anna cambia improvvisamente quando le viene affidato il compito di difendere Jessica, una ragazza con un passato tormentato, da un’accusa di omicidio.
Luca Storti è morto e, insieme a lui, viene sotterrata una storia che inizia diciannove anni prima, con la morte della madre di Jessica.
Dal momento in cui Anna comincia a scavare nel passato di Jessica, scopre una serie di segreti che non devono venire a galla. Chi è Raul, il fantomatico benefattore di Jessica?
Cosa nasconde la moglie di Luca? Perché nessuno crede all’innocenza di Jessica? E qual è veramente la sua malattia?
Anna dovrà fare affidamento solamente sulle proprie forze per trovare l’assassino di
Luca e capire cosa si nasconde sotto le apparenze.

«Sono venuta a rivolgerti qualche domanda» continuai. Feci un respiro profondo
porgendole la prima; «dove ti trovavi la sera del due maggio?». Probabilmente era la cosa più sciocca e ovvia da chiedere ma mi sembrò l’unico punto di partenza.
«Ero a casa degli Storti» rispose con voce dura.
«Perché eri lì?».
Silenzio.
«Puoi aver ucciso Luca?»
«No» rispose con sufficienza.
«Avevi la pistola tra le mani, perché?». Sapevo che la colt era di proprietà degli
Storti ma volevo sentire cosa avesse da dirmi lei.
«Non lo so, però ce l’avevo». La sua ingenuità mi colpì.
«Sai che la pistola era degli Storti?» le chiesi. Lei alzò le spalle.
«La sera del due maggio sei andata a casa loro, hai preso la pistola e hai sparato a Luca Storti?» continuai.
«Non lo so, non credo».
«Come credi? Non ne sei sicura?»
«No, non sono sicura».
«Non devi crederlo, devi saperlo, se hai qualcosa da dirmi fallo, io sono il tuo avvocato» dissi alzando un po’ il tono di voce.
«È agitata avvocato?» rispose senza esitazione mentre fissava il mio pollice.
«Cos’è successo?» ignorai volutamente la sua domanda.
«Si mangia anche le unghie o si limita alle pellicine?». Mi fissava e, in qualche modo, riuscì a portarmi a nascondere la mano incriminata.
«Non è una cosa importante in questo momento».
«Sa che l’onicofagia è un disturbo del controllo degli impulsi? Secondo la teoria freudiana è un sintomo di fissazione orale, e portare qualcosa alla bocca richiama
l’esperienza del seno materno. Lei non è stata allattata avvocato?». Non sapevo che cosa rispondere, mi stava mandando fuori di testa.
«Scommetto che avrebbe una voglia tremenda, in questo momento, di mordersi quella piccola pelle che sta nel suo indice».
«Potresti rispondere alle mie domande per piacere?». Mi stavo agitando e la situazione mi stava sfuggendo di mano.
«Non lo so» rispose incurvando gli angoli della bocca. Era divertita.
«Cosa non sai?» le chiesi.
«Le sue domande, avvocato, non so cosa sia successo». Rimasi per un po’ a
guardarla, convinta che avesse altre cose da confessare ma Jessica rimase seduta sulla sua seggiola continuando a fissare le mie mani con noncuranza.
«Ne sei sicura?»
«Sì». Tre battiti di ciglia.

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