Libera_mente

"Un gatto passa e si scrolla Shakespeare dalla schiena", Charles Bukowski

SEMrush

Un regalo sotto l’albero

 

Venezia 1797. Napoleone Bonaparte è ormai alle porte della Serenissima: dopo tanti colpi e sventure, presto la Repubblica cadrà. Insieme all’orgoglio della città deve piegarsi anche quello di Anna, giovane sposa costretta dai debiti del marito a trasferirsi nella casa dello zio di lui, Fosco Alvise Candiani, il più acclamato compositore di Venezia. Abbandonata in una casa ostile, strappata ai suoi affetti e a tutto ciò che conosceva, Anna si aggrappa all’unica cosa che le resta: il suo sogno di diventare violinista. Per farlo, è pronta ad assumere l’identità del marito, di cui nessuno ha più visto il volto fin da quando era ragazzo. Nei panni di un uomo, Anna trova la libertà che ha sempre bramato, ma rischia di perdere se stessa. E gli occhi severi di Fosco, l’uomo che sembra la sua perfetta antitesi, sono pronti a ricordarglielo in ogni momento. Echi di concerti, clangore di spade e pettegolezzi sussurrati corrono tra le rughe e le calli, ma tra i mille specchi di Venezia si cela la domanda più importante di tutte: è più giusto vivere secondo coscienza, o secondo reputazione?

«Dovreste ammirare la vanità, anziché denigrarla. Voi ne siete così provvisto, signore.»
Fosco piegò le labbra in una smorfia. «La mia non è una vanità qualunque. Ascoltatemi tutti» disse,
affinché l’orchestra lasciasse andare gli strumenti per concentrarsi sulle sue parole. Unì le mani fra loro
e fece schioccare la lingua sul palato. «Non mi vanto di me stesso perché sono un ottimo musicista
o un apprezzato compositore. Io mi vanto di aver consapevolezza delle mie qualità, mi vanto della mia
cultura, mi vanto di un’essenza che ho costruito in trentanove anni della mia vita e non senza lottare
con tutti quei frammenti di me che faticosamente ho portato all’unità. Perché molti di voi non mi tollerano
– e lo so bene, a volte avete degli sguardi indisposti perfettamente comprensibili –, ma al tempo stesso
mi rispettano? Perché la mia vanità è forza ed è un pericolo per tutte quelle anime la cui identità
ancora divaga.»
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