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Annarita Mangialardo nasce a Bari nel 1992.

Titolo: Vera

Autore: Annarita Mangialardo

Editore: Brè Edizioni

Pagine: 149

Prezzo ebook:  3,99€ anche in KU

Genere: narrativa – una figlia in cerca della madre

Vera è una giovane donna orfana di madre. Il ricordo del lutto la accompagna nella sua vita di giovane artista e di emarginata: fin da piccola Vera è sempre stata la “bambina diversa”, introversa e dalla fantasia irrefrenabile. Proprio a lei spetta il compito di aiutare suo padre adottivo che, nel corso degli anni, dopo la perdita della moglie, è caduto nel tunnel dell’alcolismo e del nichilismo.

Fra i ricordi di un’infanzia segnata dalla perdita della madre adottiva, una storia d’amore mai risolta con un ragazzo simile a lei e l’ambizione di sfondare nel mondo dell’arte, Vera avanza passo dopo passo verso un destino che segnerà un cambiamento irreversibile, nella sua vita e in quella delle persone che ama; il primo passo sarà quello considerato “proibito”: la ricerca dei suoi genitori biologici.

Buongiorno readers, oggi il blog vi propone un libro particolare, di narrativa. Si tratta di “Vera” di Annarita Mangialardo, edito Brè Edizioni.  Una storia forte e potente il cui titolo vuole ricordare la protagonista: Vera  che ama l’autenticità, non conosce mezze misure e mantiene come Pollianna il suo buon umore e credere nelle persone nonostante le avversità della vita. Che sono state molte, dal padre adottivo alcolizzato, alla morte della madre adottiva e la ricerca di quella biologica. Una donna senza radici, che non è mai stata forse figlia. Bullizzata e che ha sempre lottato nella sua vita.  Il libro è scritto in terza persona, il ritmo è lento e introspettivo. Molti accadimenti racchiusi in poche pagine.

Lo ha letto per noi Matteo, vediamo cosa ne pensa:

il blog ringrazia per la copia arch

Vera di Annarita Mangialardo

 

Uscito nell’ormai lontano 12 aprile 2019, il romanzo breve “Vera” si propone di percorrere le vicende dell’omonima protagonista, andando a soffermarsi specialmente sull’astrusa ricerca dei genitori biologici.


Servendosi prevalentemente di una terza persona limitata con interventi di onniscienza, la lettura proposta da Annarita Mangialardo risulta essere semplice e scorrevole, anche grazie a uno stile di scrittura fluido e armonico. È inoltre necessario evidenziare che l’organizzazione della trama dipende da molti frangenti descrittivi che assimilano eventi o fatti molto importanti.


I capitoli, talvolta intervallati da diverse riflessioni personali, seguono un filone narrativo abbastanza lineare, spezzato da alcuni flashback e flashforward: questi ultimi, in particolare, tendono a essere molto rivelatori tramite delle anticipazioni troppo marcate, poiché inerenti a colpi di scena rilevanti nella struttura narrativa.


La trama del libro tocca diversi punti o temi di interesse sociale, come l’alcolismo, l’abbandono e le delusioni d’amore. Nonostante la volontà di rappresentare così tanto, il libro presenta un numero di pagine abbastanza basso e proprio a causa di questo aspetto non è stato sempre possibile evitare degli espedienti poco credibili, congiuntamente ad alcuni aspetti trattati solo superficialmente, ma il finale permette di sperare in un sequel.
I personaggi, ovviamente, trovano la loro massima espressione proprio nella protagonista: Vera, che nel complesso risulta essere il personaggio più curato sotto un punto di vista psicologico ed emotivo. Tuttavia, ci sono diversi esempi di eccessiva stereotipizzazione all’interno di certe dinamiche e nella caratterizzazione di alcuni personaggi secondari, probabilmente anche a causa della già citata focalizzazione sulle descrizioni di alcuni eventi, invece di una reale rappresentazione dei suddetti. Un’idea molto efficiente è stata invece quella di non proporre nessun antagonista specifico, che sarebbe stato ridondante ai fini della trama stessa.

Quel pomeriggio, Vera era rimasta in casa a guardare la televisione. Non impazziva per tutti quei colori confusi che apparivano sullo schermo, che sembravano voler crescere in quella scatola artificiale. A differenza dei suoi compagni di classe, a scuola non parlava mai di ciò che vedeva in televisione. Non era proprio una cosa che faceva per lei. Ciò che non l’aveva mai convinta, di quei pomeriggi curiosi passati di fronte allo schermo della TV, era la confusione dei colori e delle forme che si discioglievano in qualcosa di opaco, di non abbastanza vivo. Vera percepiva molto bene questa mancanza, e laddove gli altri si entusiasmavano, lei vedeva invece confusione, un volo solo tentato, un’altezza da terra mai raggiunta.

Queste erano le sue sensazioni, un po’ infantili e sicuramente non facili da definire. Col tempo avrebbe spiegato la faccenda in questo modo: la televisione le dava l’idea di una costruzione che falliva già in partenza, perché nessuno di quei colori, nessuna delle cose che venivano dette, era realmente sentita; erano cose buttate là, che non riuscivano a toccare veramente nel profondo chi le guardava, almeno secondo lei.

Per via del lavoro dei genitori, quando Vera veniva lasciata da sola in casa, la televisione si accendeva magicamente, di solito sintonizzata sul canale che trasmetteva cartoni animati a raffica. E anche se non impazziva per tutto ciò, finiva comunque per passarci due o tre ore, magari fra uno spuntino e l’altro. Poi, arrivata a un certo punto, non resisteva più: lasciava la televisione accesa – non sapeva neppure come spegnerla – e si rintanava in cucina fra l’odore di caffè, biscotti e cucinato, oppure in giardino, dove l’odore dei fiori, del detersivo che proveniva dal bucato steso o semplicemente l’odore della stagione – amava in particolare l’autunno perché le dava l’idea di qualcosa di indefinito, di dolce ma non troppo – con tre o quattro fogli, matite colorate e iniziava a disegnare.

Annarita Mangialardo – Biografia

Annarita Mangialardo nasce a Bari nel 1992.

Affascinata dai meccanismi psichici e dalle forze che legano le persone, affronta la scrittura come un’occasione per riscoprire la libertà perduta dell’essere umano. Nel 2018 ha pubblicato La conquista con Robin Edizioni. Su Facebook gestisce la pagina Una scrittrice distratta.

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